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Piero contro l’Islam

Per gli studiosi il principale enigma della «Flagellazione» era l’identificazione del giovane dal bel volto della parte destra. Secondo il pittore Wolfango si tratta di Vangelista, figlio di Carlo Gonzaga che nella realtà era gobbo, zoppo e deforme. Piero della Francesca non ha cancellato, bensì dissimulato la sua deformità. Ma l’opera aveva uno scopo politico: sostenere una crociata contro l’invasione dell’Europa da parte dell’Islam

Wolfango (Peretti Poggi) è nato il 28 aprile nel 1926 a Bologna, dove abita. «Disegno e dipingo da sempre», asserisce. Dopo gli studi classici, per seguire la tradizione familiare frequenta la facoltà di Medicina. Abbandonata l’Università, si dedica all’illustrazione di libri (la Divina Commedia, Pinocchio, le Odi di Parini), attività «mercantile, parartistica, per campare». E nel frattempo dipinge «nella più assoluta privatezza», sostenuto dalla moglie Chiara Pozzati (sorella di Concetto) e dall’apprezzamento di Francesco Arcangeli. Esce allo scoperto come pittore a sessant’anni, nel 1986, «stanato» da Eugenio Riccòmini (che lo paragona a Lucian Freud), con una mostra in una chiesa sconsacrata bolognese. Mostra che diventa un caso, come registrava il nostro giornale (cfr. «Vernissage,» n. 40, nov ’86, pp. 94, 95). Il fino ad allora sconosciuto e appartato artista con le sue enormi e iperrealiste tele, dettagli ingigantiti di nature morte, o meglio «moribonde, brulicanti di una vita putrefatta», attira inaspettatamente schiere trasversali di visitatori e l’attenzione, tra gli altri, di Federico Zeri, che di lui ha scritto: «Lo considero un pittore grande, veramente grande, che ha assorbito, digerito e rielaborato la Pop art, l’iperrealismo e che conosce alla perfezione la pittura antica e moderna». Dall’affresco di Piero della Francesca raffigurante la «Grandezza di Costantino» Wolfango nel 1984 ha tratto una copia a grandezza maggiore del vero con ipotesi di ricostruzione delle parti mancanti.

L’enigma

La storia di questo capolavoro assoluto nel campo dell’arte è accompagnata da un mistero, da un enigma che pare impenetrabile. Ci si riferisce solo a una parte del quadro, quella di destra. La parte di sinistra è di chiara comprensione: si tratta della scena della flagellazione del Cristo. Da qui il titolo. La destra invece presenta, in primissimo piano, tre personaggi contemporanei all’artista, che non si sa chi siano. Le ipotesi e gli indovinelli sono innumerevoli, dal Settecento ad oggi. Il centro del mistero è qui.

Il giovane

L’attenzione si concentra massimamente sul personaggio centrale, che provoca qualche imbarazzo. La figura del giovane poggia la mano sull’anca avanzando naturalmente la gamba sinistra, a cui le pieghe della veste si adattano orizzontalmente sulla coscia flessa, compiendo un arco convesso. La veste a destra è invece stesa, pare senza traccia dell’arto destro. Il corpo sembra poggiare su tale gamba, che però non è sufficientemente distanziata e arretrata da permettere un giusto equilibrio, anche se lo spazio ci sarebbe.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Wolfgango , da Il Giornale dell'Arte numero 351, marzo 2015


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