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Torino, gli studenti di storia dell'arte si mobilitano per la Biblioteca della Gam

Protestano contro l'annunciata riduzione dell'orario di apertura da 35 a 11 ore settimanali

Gli studenti di Storia dell'arte di Torino nella Biblioteca della Gam: per protesta contro l'annunciata riduzione dell'orario si sono trattenuti a studiare oltre l'ora di chiusura

Torino. Per protesta contro la pesante riduzione, annunciata nei giorni scorsi, dell'orario di apertura della Biblioteca d'Arte della Galleria Civica di arte moderna e contemporanea gli studenti di Storia dell'Arte dell'Università di Torino hanno oggi «occupato» la biblioteca, non uscendo all'orario di chiusura previsto.
In un comunicato, che qui pubblichiamo, chiedono «con fermezza che vengano mantenute le 35 ore di apertura settimanali necessarie per portare avanti una proficua attività di ricerca» e invitano «il consiglio direttivo della Fondazione Torino Musei ed in particolare il presidente Patrizia Asproni a fornire delle spiegazioni in merito, in un incontro pubblico davanti alla cittadinanza e ai giornalisti, presso l'Università».

Le spiegazioni che ci dovete

In qualità di studenti di storia dell'arte, utenti abituali della Biblioteca dʼArte della Fondazione Torino Musei (Gam), abbiamo il diritto e il dovere di prendere posizione rispetto alla drastica riduzione dʼorario della biblioteca stessa.
Ci chiediamo innanzitutto quali siano le linee della politica culturale che hanno portato a questa decisione e ci stupiamo profondamente che, in quanto amministratori di un bene pubblico, non vi sentiate in dovere di fornire a tutti spiegazioni dettagliate a fronte di un provvedimento di per sé davvero poco comprensibile.
Abbiamo pertanto deciso di auto-prolungarci oggi l'orario di apertura della biblioteca. Per il rispetto profondo che nutriamo nei confronti di questo luogo e di quel che rappresenta, non intendiamo occuparlo né superare il numero di persone consentite in sala dai parametri di sicurezza. Pensiamo che la quasi chiusura di un servizio così importante sia un segnale pessimo, in Italia e all'estero.
Chiediamo che vengano mantenute le 35 ore di apertura settimanali e vi invitiamo a fornire delle spiegazioni in un incontro pubblico, davanti alla cittadinanza e ai giornalisti, presso lʼUniversità.
Torino è una città ricca di potenzialità che l'amministrazione cittadina da sempre dichiara di voler sfruttare al meglio. Il fondo librario dei musei civici è un assoluto gioiello e una realtà bibliotecaria tra le più importanti in Italia: crediamo che una città con vocazione universitaria e turistica debba perseguire una politica culturale lungimirante che non punti al poco profitto economico realizzato subito, ma che investa realmente in cultura. Investire in cultura, come le amministrazioni e il Governo vanno stancamente ripetendo da anni, vuol dire soprattutto investire sui giovani. Capiamo benissimo che da un lato le istituzioni culturali debbano stare al passo coi tempi e, dall'altro, si debba far fronte a restrizioni economiche drastiche, ma ogni decisione è prima di tutto una decisione politica, per cui nascondersi dietro a una calcolatrice sarebbe un atto di codardia.
Se davvero, come la Presidente Patrizia Asproni ha dichiarato su «la Repubblica», l'intento è di «ridurre lʼorario per migliorare il servizio», spiegateci le tempistiche e le finalità di questa «ottimizzazione».
La Torino che vogliamo è una città che non chiude le biblioteche, che non ospita soltanto grandi mostre, ma che investe sulla cultura e sulla ricerca. Noi siamo gli studenti sui quali questa città deve puntare e siete tenuti a dare delle spiegazioni.

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