Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Restauro


Roma

L’inaspettata cromia del Crocifisso di Trastevere

Roma. È spettacolare il Crocifisso in legno di pioppo di Santa Maria in Trastevere restaurato insieme alla Madonna addolorata in cera di metà Seicento che giace ai suoi piedi in una teca dorata. Si tratta probabilmente dell’ultimo intervento di conservazione condotto dalla storica Soprintendenza di Palazzo Venezia prima che Daniela Porro ne lasciasse la guida per diventare direttore del Segretariato generale Mibact del Lazio. Il Crocifisso ha girato per vari punti della basilica, trovando solo alla fine dell’Ottocento la sua attuale collocazione nella cappella del Crocifisso. La stessa cappella ha una storia insolita: nata per volere di un grande mecenate come Federico Cornaro, committente dell’«Estasi di santa Teresa» del Bernini nella cappella di famiglia in Santa Maria della Vittoria, passa di mano in mano, tra acquisizioni e rinunce, priva di decorazioni (la pala d’altare di Giacinto Brandi raffigurante il martirio di san Federico viene ricollocata altrove) fino all’intervento del 1899 quando il cardinale Francesco Cassetta la fa decorare con semplicità (affreschi monocromi sulla volta e finti tendaggi alle pareti) e vi colloca le due opere. Il sodalizio tra Crocifisso e Madonna in cera risale a metà Seicento, ringraziamento per la fine di una terribile pestilenza, e prevedeva alla base un altare a sarcofago, distrutto nei rifacimenti ottocenteschi della basilica. La datazione fluttua tra Tre e Quattrocento e i tentativi di attribuzione vanno a Pietro Cavallini (ma la sua attività di scultore, autore di crocifissi, è citata solo da biografi tardi come Ghiberti e Vasari), che firma i mosaici del catino absidale della chiesa. Per Adriana Capriotti, direttore del restauro, è stato scolpito a fine Trecento (lo conferma anche l’analisi al carbonio 14), ma interamente ristuccato forse proprio alla metà del Seicento. Questo perché sotto gli unici due strati di ridipintura (l’ultima occultava il capolavoro sotto una crosta di vernice color bronzo) la cromia originale era perfettamente conservata, fatto impossibile con una datazione trecentesca. Oggi il Cristo, alto 230 cm, ha ritrovato tutto il suo splendore, ripulito e sanato da depositi incoerenti, polveri, tarlature e cadute di pellicola pittorica. È allestito al centro della cappella e ne aspetta il restauro su un ponteggio provvisorio. L’intervento è stato finanziato dalle famiglie Stafford e Stanford di Baltimora su impulso del cardinale James Francis Stafford.

di Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 353, maggio 2015


Ricerca


GDA giugno 2017

Vernissage giugno 2017

Focus on Boetti maggio 2017

Vedere a ...
Vedere in Friuli Venezia Giulia 2017

Vedere in Sicilia 2017

Vedere a Venezia e in Veneto 2017


Società Editrice Umberto Allemandi & C. spa - Piazza Emanuele Filiberto, 13/15, 10122 Torino - 011.819.9111 - p.iva 04272580012