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Lo spettro di Palazzo Fuga

Per chi attraversa dall’alto la tangenziale di Napoli, lato Capodichino, l’Albergo dei poveri, ricordato comunemente come Palazzo Fuga, si presenta come un impressionante edificio fatiscente. La struttura a pianta rettangolare, con tre corti, rimase incompiuta dalle origini per opera del suo artefice, Ferdinando Fuga, che ideò il monumento alla metà del XVIII secolo. La sua mole «spettrale» grava non solo sulla coscienza del passato, ma anche sul presente e sull’incerto piano di riconfigurazione funzionale di cui si discute da anni. Il Comune di Napoli, proprietario dell’immobile, ha proposto numerosi progetti, da «Cittadella dei giovani» a luogo, come da vocazione, per finalità sociali di assistenza e di accoglienza. In attesa che l’amministrazione locale si impegni definitivamente sulla destinazione e la gestione da assegnare all’Albergo dei poveri, un team di docenti, ricercatori e progettisti italiani e stranieri è gravitato intorno al complesso monumentale, a partire dal cantiere di restauro attivato dopo il terremoto del 1980 e più intensamente negli ultimi quindici anni.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Luisa Martorelli, da Il Giornale dell'Arte numero 353, maggio 2015


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