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Dall’Adriatico alla Sicilia, alla ricerca del petrolio

Italia bucherellata

Si oppongono le associazioni ambientaliste: il gioco non vale la candela

Manifestazione «NoTriv» in Basilicata, 3 maggio 2015

Roma. Un terzo dell’Adriatico rischia di venir bucherellato da esplorazioni o pozzi petroliferi. La Basilicata, già trivellata, sarà ulteriormente perforata. Nemmeno in Sicilia si scherza.
L’Italia accelera nella caccia al «suo» petrolio, avvertono in modo indipendente l’uno dall’altro il Fai-Fondo per l’ambiente italiano, il Wwf e Legambiente. Secondo le tre associazioni cercare idrocarburi nel sottosuolo o nel fondo marino, anche con impianti in regola, costituisce un pericolo grave per la natura, i paesaggi, l’agricoltura, la pesca, il turismo, le falde acquifere, senza garantire alcuna indipendenza energetica. Perciò chiedono che il Governo freni finché è in tempo.
Per dare un’idea delle dimensioni, Andrea Minutolo dell’Ufficio scientifico di Legambiente snocciola qualche cifra: le trivellazioni già attive sono 18; all’anno 2014 quelle concesse e quindi con le carte in regola per bucare il sottosuolo risultano 118 sulla terraferma, più 14 in Sicilia (è Regione autonoma), più altre 69 in mare, qui senza distinzioni tra acque isolane e non.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Ste.Mi., da Il Giornale dell'Arte numero 354, giugno 2015


  • La spiaggia deturpata di Porto Empedocle (Ag), in Sicilia.
  • Piattaforma tipo Galloway a Punta Aderci, Vasto (Ch)

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