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Pianificazione e tutela del paesaggio

«Non sono un passatista, non voglio mettere sotto teca il territorio»

Giuliano Volpe, presidente del nuovo Consiglio superiore per i Beni culturali e paesaggistici (sub, di sinistra e non credente) promette: «Dobbiamo dimostrare che la tutela del territorio non vuole bloccare lo sviluppo. Nei beni culturali troppi torcicollo»

Giuliano Volpe

Roma. Essere archeologo, per Giuliano Volpe, significa anche capire com’è cambiato il paesaggio agricolo nei millenni per affrontare con miglior cognizione di causa e senza dogmi il difficile rapporto del nostro presente con territori spesso feriti o da salvaguardare. Il professore, appena confermato alla presidenza del nuovo Consiglio superiore per i Beni culturali e paesaggistici che dovrebbe insediarsi a giugno (cfr. box qui sotto), è una figura piuttosto fuori dal comune. Insegna all’Ateneo di Foggia (di cui è stato rettore dal 2008 al 2013) e ha condotto scavi nella Puglia settentrionale con gli studenti; sub per interesse professionale, twitta volentieri, scrive sui giornali; si descrive di sinistra (a suo tempo si candidò, come indipendente, per Sinistra ecologia e libertà); laico e non credente, 57enne, vorrebbe sentire i politici italiani dire e mettere in pratica quanto va predicando papa Francesco.
Partiamo dai piani paesaggistici. Tranne Puglia e Toscana, che li hanno pianificati con il Mibact come prevede il Codice dei Beni culturali e poi li hanno approvati, le altre Regioni sono in ritardo.
Dopo Puglia e Toscana in realtà qualcosa si muove (cfr.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 354, giugno 2015


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