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Dear Sir


Il «lato B» della Pietà si vedeva anche prima

Gentile Redazione, sono un fedele e fortunato lettore del «Giornale dell’Arte» fin dal primo numero, e avendo sempre apprezzato l’indipendenza dal potere e il coraggio del giornale, mi decido a scrivervi a proposito dell’articolo di questo mese «La Pietà ora anche da dietro». Non per entrare nel merito dello spostamento (sul quale esistono due partiti di qualificati esperti, l’un contro l’altro armati), ma come semplice cittadino che per mezzo secolo ha potuto frequentare assiduamente il «museo, cappella, luogo di meditazione» nel quale era conservata la «più commovente scultura di ogni tempo» (Henry Moore), luogo sacro senza pari. Vengo al punto. I motivi invocati per lo spostamento (a parte il mancato accesso per disabili, che qualunque cittadino avrebbe immediatamente e facilmente risolto a casa propria) e per la valorizzazione (traduzione: «fa’ i danee») erano la mancata visibilità del «lato B» della statua, che come, purtroppo, conferma «Il Giornale dell’Arte», si presenta dalla parte posteriore (sinora vietata al pubblico) con l’effetto di indurre nel visitatore il desiderio di «scoprirla girandole attorno».
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Aldo Gasparini, da Il Giornale dell'Arte numero 354, giugno 2015


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