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Libri

L’Enciclopedia di ABO

Deviazioni casuali sulla linea del tempo

Arte, cinema, fotografia, musica e il «clinamen», caro a Epicuro e Lucrezio, che sfida il destino

Larry e Andy Wachowski, «The Matrix Reloaded (Matrix)», 2003

È uscito il terzo volume dell’Enciclopedia delle arti contemporanee. I portatori del tempo. Il tempo inclinato, edita da Electa e curata da Achille Bonito Oliva, con il coordinamento scientifico di Andrea Cortellessa. Dopo Il tempo comico (primo volume) e Il tempo interiore (il secondo), il tomo fresco di stampa pone al centro della questione delle arti il tempo inteso come dimensione elastica e infinita, il tempo mutevole e relativo dell’inconscio, della fisica moderna e dell’arte. «Inclinato» è infatti termine che risale etimologicamente al clinamen descritto da Lucrezio nel De rerum natura, su ispirazione dell’atomismo epicureo, secondo cui gli atomi, nel corso della loro caduta nel vuoto in linea retta, subirebbero talvolta una deviazione casuale (il clinamen, appunto), che permette agli atomi di incontrarsi. Questi minimi spostamenti sono capaci di determinare grandi cambiamenti e stravolgimenti di equilibri, razionalmente inspiegabili, se non con la teoria del tempo che si inclina.
A perlustrare il tempo aperto e sfuggente captato dai linguaggi del contemporaneo sono stati chiamati otto specialisti, la cui sequenza di saggi è introdotta da un testo del filosofo Giulio Giorello. Sono Gianmario Borio (per la musica), Mario Biraghi (per l’architettura), Riccardo Venturi (arti visive), Umberto Silva (cinema), Renato Censi (nuovi media), Attilio Scarpellini (teatro), Stefano Chiodi (fotografia) e Andrea Cortellessa (letteratura). Ciascuna sezione disciplinare è inoltre arricchita da quattro saggi ciascuna di grandi autori del passato o del presente che trattano il tema affrontato. Lo spirito del volume affiora con chiarezza in due citazioni riportate da Andrea Cortellessa, nel contesto del suo studio di paragone tra Robert Musil e Carlo Emilio Gadda, rivolto a sondare la loro comune percezione del «presente come caos». La prima citazione è di Nabakov: «Mentre lo scienziato vede tutto ciò che succede in un punto dello spazio, il poeta sente tutto quello che succede in un punto del tempo»; la seconda dichiarazione è dello stesso Musil: «La verità non è un cristallo che ci si possa infilare in tasca, bensì un liquido infinito nel quale si precipita». Questa caduta verso l’alto (se è vero che lo spazio-tempo è inclinazione perpetua) trova una sua dimora nei linguaggi tecnologici, dalla fotografia (destinata, secondo Chiodi, a «l’immobilizzazione dell’istante per un tempo indefinito»), al cinema (Silva: «capace di regolare il tempo a proprio arbitrio, fino a decretarne la fine»), ai nuovi media (nelle parole di Censi «destinati a cogliere un altro tempo»); ma è forse la musica, come già volevano i romantici, a suggerire la temporalità astratta e profonda, senza bisogno di ricorrere all’oggetto. Ma le arti visive tutte (esemplate da Venturi in un’opera di Gordon Matta-Clark), l’architettura e il teatro, sono egualmente formulazioni necessarie di un tempo insondabile e presente, universale e intimo.


Enciclopedia delle arti contemporanee. Il tempo inclinato (vol. III), a cura di Achille Bonito  Oliva, 400 pp., ill. colore e b/n, Electa, Milano 2015, € 59,00

Guglielmo Gigliotti, da Il Giornale dell'Arte numero 354, giugno 2015


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