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Libri


Monografie

Cavallini napoletani

Il maestro romano e il suo rapporto con Giotto

La «Crocifissione» di Pietro Cavallini nella Cappella Brancaccio a Napoli

È uscito per i tipi di arte’m di Napoli un importante libro di Pierluigi Leone de Castris su Pietro Cavallini, il grande pittore romano attivo a cavallo di Due e Trecento tra Roma e Napoli, ma forse anche ad Assisi, quindi uno dei fabbri, con Giotto e, prima ancora, Cimabue, del formarsi della nuova lingua della civiltà figurativa dell’Occidente. Quella che supera la fissa iconicità bizantina in favore del naturalismo, aprendo in tal modo la strada a tutta la pittura posteriore. Passaggio di civiltà certo dovuto alla rivoluzione di pensiero portata sulla scena religiosa e civile da san Francesco e dalla diffusione celerissima per l’intera Europa del francescanesimo.
Un libro importante, questo di De Castris, e anche bello. Un bel libro antico, perché nei fatti molto vicino alle monografie come si scrivevano nella prima metà del Novecento; e se è vero, come credo, che si è moderni solo se si rifiuta la modernità, essendo questo il solo modo per non ripetere il processo che ci ha portati qui, il libro di De Castris è davvero modernissimo.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Bruno Zanardi , da Il Giornale dell'Arte numero 354, giugno 2015


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