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Mostre

Milano

C’è un Cristo ricamato sotto il segno di Leonardo

GIOVANNI ANTONIO BOLTRAFFIO - Milano, 1467 -1516 - Madonna con il Bambino - 1495 circa - olio su tavola, 45,5 x 35, 6 cm - inv. 1609

Milano. Mentre a Palazzo Reale proseguono «Arte lombarda dai Visconti agli Sforza» e «Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo» (cfr. rispettivamente Vernissage n. 168, mar. ’15, pp. 4-5 e n. 169, apr. ’15, pp. 4-5), fino al 28 settembre il Museo Poldi Pezzoli presenta la mostra «Sotto il segno di Leonardo. La magnificenza della corte sforzesca nelle collezioni del Museo Poldi Pezzoli». Ambizioso e accorto, Ludovico il Moro diede un forte impulso alle arti, non solo chiamando a Milano artisti e architetti di primissimo rango ma promuovendo anche le arti decorative, dagli smalti alla lavorazione delle pietre e dei metalli preziosi, e supportando la più che redditizia industria serica. Il Museo Poldi Pezzoli ne conserva esemplari meravigliosi, molti dei quali non esposti in permanenza per ragioni conservative, che ora presenta in questa rassegna realizzata grazie a Fondazione Banca del Monte di Lombardia e curata dal team scientifico del museo: tessuti rinascimentali e preziosi paliotti d’altare, uno dei quali, ricamato, per la prima volta rivela il disegno del volto di Cristo tracciato sul tessuto, per le ricamatrici, da un artista eccellente ma ancora sconosciuto (il volto ricamato del «Christus Patiens» è esposto accanto, e il disegno, messo a nudo, si offre all’esame degli studiosi, in cerca di «paternità»). Un piccolo bronzo del guerriero con scudo, assai vicino a una figura di un’incisione tratta da un disegno vinciano per il (vagheggiato) monumento equestre a Francesco Sforza, documenta l’influsso di Leonardo sull’arte milanese del tempo. E più ancora lo documentano i dipinti di Boltraffio (suo primo allievo a Milano; nella foto, «Madonna con il Bambino», 1495 ca) e di Andrea Solario, e due altri dipinti sacri: uno, misterioso, assai simile alla «Madonna Litta» dell’Ermitage di San Pietroburgo (di Boltraffio ma lungamente attribuita a Leonardo); l’altro, di Giampietrino, che esibisce sul retro un solido (l’Icosidodecaedro regolare) tracciato, in rosso, da Leonardo.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 354, giugno 2015


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