Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Notizie

Bordighera

Chiude Villa Terruzzi. Un’altra vergogna pubblica italiana

L’accordo era di esporre la collezione di Guido Terruzzi nella storica Villa Regina Margherita per trent’anni. Ma ora salta tutto perché gli enti pubblici hanno pagato solo in parte quanto previsto dallo statuto. E le opere (straordinarie) tornano nei caveau di famiglia

la camera da letto con gli arredi e le opere d’arte e, sotto, con i pezzi imballati pronti per lasciare lo spazio espositivo. Una sconfitta per il territorio, per la politica, per il turismo, per gli studiosi

Bordighera (Im). Non ha riaperto per la stagione primavera-estate Villa Regina Margherita. Ma c’è di più. È stata impacchettata per tornarne a casa la collezione di Guido Terruzzi, in comodato trentennale rinnovabile alla storica dimora, già residenza della prima regina d’Italia e ora proprietà per il 30% del Comune di Bordighera e per il 70% Provincia di Imperia.
Sono nuovamente nei caveau di famiglia i circa 1.300 pezzi acquistati dal «re del nichel» (importante soprattutto il raffinato mix di arredi e dipinti settecenteschi perlopiù veneti e francesi) e per eccezionale atto di mecenatismo destinati al pubblico godimento. La figlia Anna Fiamma ha rifiutato di intervenire nuovamente per rimediare ai deficit finanziari della gestione del museo inaugurato il 19 giugno 2011 (cfr. n. 310, giu. ’11, p. 6; nella foto in alto), i cui oneri spettavano alla parte pubblica, secondo statuto della Fondazione Famiglia Terruzzi-Villa Regina Margherita stilato nell’ottobre del 2008.
Alla parte privata spettava il restauro dell’immobile (allora fatiscente) e l’allestimento del museo. I lavori, svolti nel 2009-11, sono costati ai Terruzzi 7,5 milioni di euro; mentre, recita lo statuto: «Le altre spese di gestione, manutenzione ordinaria, conservazione della villa, del parco annesso, della struttura museale e delle opere ivi contenute (ivi compresi gli oneri assicurativi e di restauro periodico), nonché, in generale, tutte le spese necessarie per il perseguimento della finalità della Fondazione saranno sostenute dalla Fondazione e dai Partecipanti con esclusione di qualsiasi onere, contributo o partecipazione di spese da parte della Famiglia Terruzzi» (art. 4.3).
«Il problema dei contributi è sorto fin dall’apertura», ammette il sindaco Giacomo Pallanca, che, in carica dal 2013, ha ereditato una situazione compressa fin dalle fondamenta. «Gli impegni presi dalla parte pubblica nei confronti del privato, sebbene ridotti dai 900mila euro annui iniziali a 500mila, non hanno tenuto conto delle problematiche reali degli enti locali». Va ricordato che il Comune è stato commissariato a marzo 2011 e vive in quotidiano rischio default. E il partner non è messo meglio: «La Provincia, quasi in dissesto, anche se ha cercato di supplire fornendo servizi in particolare con personale di custodia è ben lontana dal poter rispettare questo impegno», conferma il sindaco. Sul commissariamento del Comune si scaglia Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del Comune di Milano nel 2006-08, ricordando di aver sempre sostenuto l’inopportunità dello scioglimento, che altro non è che uno «spreco di soldi pubblici»: «Se investiti in promozione per il museo e per la città, suggerisce, forse questa chiusura si sarebbe evitata». E precisa: «I commissari costano 30mila euro al mese: una buona somma se spesa in cultura». Ma il critico, molto vicino a Terruzzi, ricorda anche che la scelta di Bordighera fu «spericolata», rispetto a quella da lui caldeggiata una volta sfumata l’ipotesi della collezione a Palazzo Grassi a Venezia: «Avevo ottenuto dal ministro Rutelli di poter scegliere una sede a Milano e proposi Palazzo Clerici, che mi fu accordato e che, conservando gli affreschi di Tiepolo, sarebbe stata una cornice perfetta per un museo dedicato all’arte veneta di cui la raccolta è un’eccellenza». Ma Terruzzi preferì Bordighera, dove già aveva una residenza di vacanza.
Il problema dei contributi pubblici si è comunque aggravato con il crollo di un muro della proprietà nel novembre 2014. Da statuto, «le spese di manutenzione straordinaria della Villa Regina Margherita saranno sostenute dagli Enti Proprietari della struttura stessa» (30% dal Comune e 70% dalla Provincia). Ma quando, a novembre un muro alto 12 metri è crollato addossandosi sulla parte laterale della villa, verso gli uffici, e ha reso inagibile il museo, nessuno ha fatto fronte alla spesa (un milione di euro preventivato per riparazione e messa in sicurezza). E insieme alle opere se ne va anche la biblioteca d’arte (aperta con volontari su richiesta), composta da oltre 4.500 volumi provenienti dalla raccolta di libri di Alessandra Marchi del Centro Di, comprati dai Terruzzi per circa 90mila euro apposta per  Villa Margherita nel 2012.
Un volo senza paracadute? Qualcosa di simile per l’avventura bordigotta. Visto che è mancato uno studio di settore per valutare la sostenibilità del museo in quella specifica realtà territoriale, che investe perlopiù in un turismo legato al clima e al mare. «È la triste fine di una grande operazione di mecenatismo»: così, Annalisa Scarpa, la storica consulente artistica dei Terruzzi, condivide con la figlia del collezionista «amarezza e rabbia che lascia poco spazio a giustificazioni di sorta». Marcello Sardelli, subentrato a lei nella direzione del museo l’anno scorso, preferisce ricordare il positivo: «Il senso di meraviglia del visitatore nel trovare in una cittadina così piccola un museo di grande bellezza». Michelangelo Lupo, l’architetto che ha seguito l’allestimento del museo (e prima le mostre di Roma e Venezia che presentavano per la prima volta al pubblico la collezione, tra 2007 e 2008), prova solo «dolore, per una fine tragica dovuta alla totale noncuranza dei valori culturali di questa iniziativa».

Scontato dire che, mentre il sindaco ammette che si tratta di «una totale sconfitta delle istituzioni», il territorio è piombato in un silenzio assordante, fatta eccezione per deboli lamentele su social e siti e stampa di portata poco più che locale. A questo si contrappone il coro unanime degli addetti ai lavori. «Una vera vergogna», per Nicola Spinosa, già soprintendente a Napoli, con quel muro che cede, preso a paradigma di «un’Italia tutta che crolla», ma che è stato chiaramente «un pretesto per chi non è stato in grado di assusmersi responsabilità culturali». Indignata anche Mina Gregori, presidente della Fondazione Longhi di Firenze: «Con tutti i musei che aprono di continuo, è solo a causa di una grave arretratezza culturale se non si è stati in grado di far vivere una tale eccellenza». Alvar González-Palacios nel ricordare «l’unione fra bellissimi dipinti e oggetti d’arte e la grazia paradisiaca del paesaggio», considera «insopportabile che una visione di tale incanto venga annientata nella più totale indifferenza». Alfredo Pallesi, l’antiquario italiano trasferitosi a Montecarlo, già direttore generale di Finarte, ricorda che molti visitatori venivano da oltreconfine, e sottolinea che si trattava di un museo con una singolare specificità e interesse legato al gusto di un singolo collezionista «un po’ come la Frick a New York». Ma purtroppo, anche lui come tutti, è obbligato a parlarne al passato. E prima che la collezione Terruzzi possa avere un futuro pubblico, la proprietà dovrà smaltire tutta la delusione e la rabbia. Ci vorrà del tempo.

Anna Orlando, da Il Giornale dell'Arte numero 355, luglio 2015


  • La camera da letto con gli arredi e le opere d’arte e, sotto, con i pezzi imballati pronti per lasciare lo spazio espositivo. Una sconfitta per il territorio, per la politica, per il turismo, per gli studiosi

Ricerca


GDA novembre 2018

Vernissage novembre 2018

Focus on De Chirico 2018

Vedere a ...
Vedere in Canton Ticino 2018

Vedere in Sardegna 2018

Vedere a Torino 2018

Vedere in Emilia Romagna 2018

Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012