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Vernissage


Istanbul

Fosforo sul Bosforo

Non solo artisti, ma anche scrittori, matematici, oceanografi e neuroscienziati per individuare le «forme del pensiero» nella Biennale diretta da Carolyn Christov-Bakargiev

Un’opera di William Kentridge

Esoterismo e dispersione geografica parrebbero caratterizzare l’edizione di quest’anno della Biennale di Istanbul (dal 5 settembre all’1 novembre), a cura del neodirettore artistico di Rivoli e Gam di Torino Carolyn Christov-Bakargiev. L’esoterismo lo si avverte sin dal titolo («Saltwater: A Theory of Thought Forms», ovvero «Acqua salata: una teoria delle forme-pensiero»); la dispersione urbana dall’elenco delle oltre trenta location in cui ha luogo l’esposizione. La Biennale raccoglie i lavori di circa 80 fra artisti, scrittori, matematici e neuroscienziati. Un approccio che prende spunto dai testi della teosofa britannica Annie Besant: se le «forme-pensiero» (a detta della Besant) sono materializzazioni visibili di forze invisibili, allora (a detta della Bakargiev) le opere d’arte, in quanto cristallizzazioni di energie emotive e cerebrali, rientrano nella categoria delle forme-pensiero. Leitmotiv della mostra è l’acqua salata: elemento vitale da un lato (le molecole, le lacrime, il mare), traumatico e distruttivo dall’altro (il Mar Mediterraneo come teatro della tragedia dei migranti e l’acqua salata come corrosivo chimico per i nostri smartphone).
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

di Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 356, settembre 2015


  • Una veduta di «Project» di Liam Gillick
  • Un'opera di Wael Shawky
  • I disegni di Christine Taylor Patten
  • Carolyn Christov-Bakargiev (Foto Ilgin Erarslan Yanmaz)

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