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Gagosian vs Qatar per una scultura di Picasso

Il busto scolpito da Picasso nel 1931 e raffigurante la sua amante  Marie-Thérèse è esposto fino al 7 febbraio al MoMA di New York. Foto: James Igoe via flickr

New York. È scontro aperto tra due potenti attori della scena dell'arte. L'11 gennaio il gallerista newyorkese Larry Gagosian ha fatto causa a un agente della famiglia reale del Qatar. Oggetto del contendere:  la vendita di un busto scolpito da Picasso nel 1931, raffigurante Marie-Thérèse Walter, all'epoca amante dell'artista. L'opera attualmente è esposta al MoMA di New York. 

Negli atti depositati nel tribunale federale di Manhattan, stando a quanto riporta il «New York Times», Gagosian asserisce di aver acquistato in buona fede la scultura dalla figlia di Pablo Picasso, Maya Widmaier-Picasso, lo scorso maggio, pagandola circa 106 milioni di dollari. Il gallerista l'avrebbe quindi venduta a un collezionista newyorkese, che aveva intenzione di riprendersela dopo averla prestata alla grande mostra su Picasso scultore allestita al MoMA fino al 7 febbraio.

Ma la Pelham Holdings, la società newyorkese di art advisory diretta da Guy Bennett che rappresenta la famiglia reale del Qatar, tra i più grandi collezionisti d'arte al mondo, sostiene che già nel novembre 2014 aveva concordato con la Widmaier-Picasso l'acquisto dell'opera per 42 milioni di dollari. Il «New York Times», citando documenti della corte, riferisce che la Widmaier-Picasso dopo averne parlato con la figlia, che le aveva ricordato come tramite Gagosian avessero ricevuto un'offerta più alta, ci aveva ripensato e aveva restituito al Qatar l'anticipo di 6 milioni di dollari.

Pelham ha avviato una causa in Svizzera chiedendo il rispetto della vendita e presentato  a un tribunale francese istanza di sequestro dell'opera; quindi, lo scorso novembre, ha presentato  una richiesta al tribunale newyorkese per  obbligare Gagosian e la Widmaier-Picasso a svelare i particolari dalla vendita.

Gagosian sostiene di aver saputo del precedente reclamo solo alla fine di ottobre 2015, quando ormai il titolo di proprietà della scultura era passato a lui. La galleria ha chiesto al giudice un'«azione negatoria» contro eventuali richieste di impugnazione  del suo diritto di proprietà dell'opera.

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