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Dear Sir


Una piccola chiesa, non un magazzino senz'anima

Gent.ma Tina Lepri,
solo ora ho avuto occasione di leggere il suo articolo apparso sul giornaledellarte.com il giorno 8 gennaio u.s. Mi permetta pertanto di farle alcune osservazioni su quanto dal lei scritto:
1. Nessuno, che mi risulti, a proposito dell’erigenda chiesa della Beata Teresa di Calcutta da me progettata nel quartiere di Ponte di Nona, l’ha definita «magazzino senz’anima». Se fosse vero quello che lei asserisce, mi usi la cortesia di citare la fonte.
2. Non si tratta di una chiesa gigantesca, come lei la definisce, si tratta al contrario di un piccolo complesso parrocchiale costato infinitamente meno di quella di Meier.
3. Le 45 chiese costruite nella periferia romana, non son state edificate dalla Cei, bensì dall’Orpf del Vicariato di Roma. Se lei avesse letto il libro Le chiese della periferia romana dal 2000 al 2013, da me curato assieme a Nilda Valentin, forse non avrebbe scritto questa inesattezza.
4. Il suddetto libro, edito da Electa, fu presentato in Campidoglio alla presenza del cardinal Vallini e del direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci e altre personalità. Durante il dibattito di quel giorno (14 maggio 2013) emerse la famosa frase «magazzini o musei» pronunciata dal professor Paolucci a proposito delle nuove chiese in generale. I giornali non riportarono la mia risposta, se non in piccola parte e distorta, che le ometto di allegare perché ampiamente trattata nel libro che le ho citato, il cui obiettivo era quello che finalmente si iniziasse a trattare sulla costruzione di uno spazio sacro nella contemporaneità, argomento dai critici e dalla facoltà di architettura ignorato da decenni.
Un consiglio: prima di dare giudizi su una qualsiasi architettura, la visiti prima, o meglio la viva, perlomeno quando è finita, invece di scrivere articoli col copia e incolla.
Quando vorrà sarò felice di farle da guida a Ponte di Nona, dove potrà vedere la chiesa, spero ultimata. A quel punto avrà diritto di esprimere, nel bene o forse nel male, il suo parere.
Cordiali saluti,
Marco Petreschi




Risponde Tina Lepri:
Gentile architetto Petreschi,
In merito alla sua lettera sulla Chiesa di Ponte di Nona, ha ragione: le 45 chiese della periferia romana non sono state edificate dalla Cei ma dal Vicariato.
Quanto ai giudizi, come lei sa bene, sulla loro forma e valore estetico le critiche sono state e sono tante, come i dubbi della stessa Chiesa che hanno portato il Vicario di Roma cardinale Vallini ad annunciare due anni fa la creazione di una «Commissione» ad hoc per la valutazione estetica delle nuove chiese .
Del resto, lei ricorderà le parole molto dure di Antonio Paolucci (2013) che disse: «La situazione non può che generare preoccupazione. Chiese? Parrocchie? Ma qui siamo al massimo davanti a spazi museali, ambienti che non invitano alla preghiera e alla meditazione». Non parlava soltanto della chiesa di Ponte di Nona  naturalmente, ma della grave mancanza di un «modello di chiesa, come è successo nel Medioevo e nell’età barocca». Lo stesso cardinale Ravasi ha definito le nuove chiese: «spazi per sale congressi… ambienti abbrutiti e volgari». Ho citato soltanto alcuni personaggi ai vertici delle strutture culturali vaticane.
Come giornalista ho letto, ascoltato, riferito, alcune delle tante critiche e polemiche che lei certamente conosce bene: il problema della struttura architettonica degli edifici di culto sorti nelle periferie (spesso degradate) restano uno dei nodi che la stessa Chiesa non è ancora riuscita a risolvere, come del resto l’intero suo rapporto con l’architettura e l’arte contemporanee.
La ringrazio del suo invito a visitare la sua chiesa di Ponte di Nona.
La saluto molto cordialmente
Tina Lepri


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di Marco Petreschi, edizione online, 21 gennaio 2016


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