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Un Guercino inedito a Flashback

Lo proporrà alla fiera torinese il mercante romano Simone Aleandri

«Madonna con il Bambino in gloria e i santi Rocco e Sebastiano» di Giovanfrancesco Barbieri detto il Guercino

Roma e Torino. A Flashback, aperta dal 3 al 6 novembre al Pala Alpitour Isozaki di Torino, il pezzo di maggior rilievo sarà probabilmente una pala d’altare del Guercino.
Lo rivela in anteprima Simone Aleandri, gallerista di Roma specializzato in arte tra Otto e Novecento (www.aleandriartemoderna.com) che, per l’occasione, ha allargato la cronologia a lui più consueta e presenterà l’opera nella fiera torinese. Si tratta di una «Madonna con il Bambino in gloria e i santi Rocco e Sebastiano», dipinta per l’oratorio di Nonantola tra il 1632 e il 1634, e ritenuta dispersa fino alla fine del Novecento.
La tela, che misura 245x175 cm, fu commissionata dal conte Antonio Maria Sartori, come ex voto per essere scampato alla peste. Fu ritrovata, per caso, negli anni Settanta dall’allora giovane storico dell’arte Bruno Toscano che nel 1988 riconobbe appieno l’autografia di Guercino, ricostruendo la storia del dipinto in uno studio pubblicato in una raccolta di scritti in onore di Andrea Emiliani (Bologna, 2001).
La tela era stata alienata alla fine del Settecento e da allora non era mai più apparsa in pubblico. Toscano ipotizza che avvenne nel 1796, per sfuggire alla sorte subita da altre due tele guerciniane confiscate dai francesi in piena bufera postrivoluzionaria. Nel 1802 apparteneva al modenese Antonio Boccolari, che la fece restaurare dal pittore Antonio Fabbri. Dopo diversi passaggi documentati, riappare nel 1816 a Roma, acquistata dal collezionista Giuseppe Rossi Vaccari e poi inserita nel suo inventario post mortem del 1833, fino a giungere ai suoi odierni discendenti. Nel 1999 il dipinto è stato notificato dalla Soprintendenza di Modena, all’epoca diretta da Filippo Trevisani.

Simone Aleandri, come è giunto Bruno Toscano a riconoscere l’autografia del Guercino?
All’inizio lo studioso, non conoscendo la copia dell’oratorio di Nonantola (collocata dopo la rimozione dell’originale) e visionando il dipinto, compromesso dai restauri ottocenteschi e dall’alterazione delle vernici, lo ha attribuito, con prudenza, alla «cerchia» guerciniana. Nel 1988 in seguito all’uscita della monografia di Luigi Salerno, che riproduceva, oltre alla copia, gli studi preparatori della pala perduta, Toscano ha ricondotto il dipinto all’ex voto del Sartori, documentando l’intera vicenda sin dai pagamenti sul libro dei conti del maestro di Cento. I suoi studi sono stati confermati da Denis Mahon, autorevole conoscitore del Guercino, e da Andrea Emiliani, che aveva invitato a visionare la pala durante il restauro a Spoleto. Mahon la segnalò alla Soprintendenza di Modena caldeggiandone l’acquisto da parte della Galleria Estense.
Quali sono i caratteri stilistici che hanno convinto gli studiosi dell’autografia guerciniana?
L’elevata qualità pittorica non lascia dubbi. Colpisce la bellezza dei volti della Vergine e di Gesù Bambino. La caduta del blu ultramarino in fondo al manto di Maria svela una preparazione in bruno e giallo ocra del panneggio la cui maestria e freschezza sono tipiche di Barbieri. L’opera sarà riprodotta nella pubblicazione di Nicholas Turner sul Guercino, in uscita nel gennaio 2017.
Di recente è stata restaurata?
Tra il 1996 e il 2001 un restauro conservativo è stato eseguito da Bruno Bruni del laboratorio Coo.Be.C. di Spoleto. Nel corso dell’intervento, oltre al restauro di Fabbri nel 1802, è emerso un ulteriore possibile restauro, successivo alla descrizione della pala nell’inventario del 1833. Sono state rimosse le verniciature e le integrazioni pittoriche precedenti, fino a riportare alla luce lo strato originale del dipinto. Le indagini agli ultravioletti hanno rivelato un ripensamento sull’alluce del piede sinistro di Maria. La tela è stata rifoderata e montata su telaio in alluminio flessibile.

di Francesca Romana Morelli, edizione online, 4 ottobre 2016


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