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Archeologia


Verona

Bellezza maya

L’arte precolombiana e il linguaggio del corpo nel Palazzo della Gran Guardia a Verona

Recipiente con coperchio con scena mitica Becán, Campeche Periodo Classico Iniziale (250-600 d.C.) Ceramica INAH. Museo Arqueológico de Campeche, Fuerte de San Miguel. San Francisco de Campeche, Campeche 10-568677

Verona. L’8 ottobre si inaugura a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, la mostra «Maya. Il linguaggio della bellezza», aperta fino al 5 marzo del prossimo anno.
L’esposizione è curata da Karina Romero Blanco (direttrice del Museo Archeologico di Cancún dal 2001 al 2009) ed è stata prodotta dall’Instituto Nacional de Antropología e Historia (Inah) in collaborazione con Kornice in coproduzione con Arthemisia Group. La mostra presenta quasi 300 reperti (sculture in pietra, stele monumentali, elementi architettonici, figurine in terracotta, vasi, maschere in giada, collane, orecchini, strumenti musicali, incensieri ecc.) che daranno al visitatore la possibilità di esplorare gli aspetti artistici di una delle civiltà più affascinanti dell’America precolombiana. Approfittando della sua disponibilità, abbiamo parlato della mostra con Karina Romero Blanco.

Dottoressa Romero Blanco, come si articola il percorso espositivo?
È diviso in quattro sezioni: il corpo come tela, il corpo rivestito, la controparte animale, i corpi delle divinità. La prima si riferisce ai paradigmi di bellezza manifestati attraverso le modifiche sul corpo praticate dai Maya [deformazioni craniche, tatuaggi, ornamenti dentali ecc., Ndr], la seconda presenta i diversi tipi di vestiti utilizzati come espressione del loro sistema sociale e ideologico, la terza racconta le rappresentazioni degli animali che, secondo la cosmovisione maya, accompagnavano l’essere umano fin dalla nascita, la quarta presenta una serie di immagini di divinità del pantheon maya. Attraverso questa struttura, facendo riferimento al corpo e ai concetti di bellezza plasmati sul corpo, si presentano temi legati alla cosmovisione, al rapporto con la natura, alla società, ai riti di passaggio, alle cerimonie, alla guerra, alla scrittura e all’arte attraverso un complesso di opere che vanno dal Preclassico Tardo (500 a.C.-250 d.C.) fino al Postclassico Tardo (1250-1527 d.C.).
Quale aspetto della cultura maya ha voluto mettere in evidenza?
La mostra nasce come un approccio ai Maya diverso dalle analisi cronologiche o tematiche. Qui tempi, stili e funzioni si coniugano per offrire una visione dell’arte maya e dei suoi valori estetici con particolare riferimento al corpo umano. Attraverso le loro espressioni artistiche, alcune di squisito realismo, altre con interpretazioni più simboliche e personali, i Maya rivelarono molteplici dettagli fisici degli individui della loro società, ma anche degli elementi del loro ambiente.
Che differenza c’è tra questa rassegna e le precedenti che hanno presentato la cultura maya in Messico, negli Stati Uniti o in Europa?
La differenza consiste nell’approccio tematico e, ovviamente, nel complesso delle opere presentate. Normalmente le mostre su una determinata cultura, siano esse archeologiche o antropologiche, sviluppano i loro discorsi in modo cronologico o per nuclei tematici. In questa mostra, invece, il tema è il corpo, le sue interpretazioni e rappresentazioni della bellezza archetipica, intendendola non come mero valore estetico, ma in un senso più ampio, come la  bellezza sublime che è in rapporto con la virtù e il divino, con le forze della natura, della struttura del cosmo e del tempo ciclico.
Quali opere della mostra preferisce?
La risposta è per me molto difficile, perché ognuna ha un valore particolare che rende impossibile scegliere un pezzo invece dell’altro, dal magistrale lavoro del modellato in stucco delle teste e dallo schienale del trono di K’inich Janahb’ Pakal, fino all’elaborata decorazione policroma del Plato Blom o alla ciotola con coperchio di Becán o ai precisi dettagli delle figurine Jaina fino alla spettacolare espressività e movimento del portastendardi di Chichén Itzá o dell’adolescente di Cumpich o dei prigionieri di Toniná.

di Antonio Aimi, da Il Giornale dell'Arte numero 368, ottobre 2016


  • 15    Maschera funeraria con ornamenti per le orecchie Calakmul, Campeche Periodo Classico Tardo (600 – 900 d.C.) Giada, ossidiana e conchiglia (Pinctada mazatlánica e Spondylus princeps) INAH. Museo Arqueológico de Campeche, Fuerte de San Miguel. San Francisco de Campeche, Campeche 10-566423 | 10-566424 0/2
  • Incensiere Mayapán, Yucatán Periodo Post-Classico Tardo (1250-1527 d.C.) Ceramica INAH. Museo Regional de Antropología, Palacio Cantón. Mérida, Yucatán 10-631378
  • Adolescente Cumpich, Campeche Periodo Classico Tardo (600-900 d.C.) Pietra calcarea INAH. Museo Nacional de Antropología. Ciudad de México, D.F. 10-9788
  • Palenque: il Palazzo. Probabilmente non era la residenza dei re, ma un luogo per riunioni e cerimonie ufficiali. Fu costruito in varie fasi da Pakal il Grande (603 - 683 d.C) e dai suoi discendenti.
  • Piatto “Blom” Río Hondo, Quintana Roo Periodo Classico Tardo (600 – 900 d.C.) Ceramica INAH. Museo Maya de Cancún. Cancún, Quintana Roo 10-631378
  • Viso di uomo Palenque, Chiapas Periodo Classico Tardo (600-900 d.C.) Stucco INAH. Museo Nacional de Antropología. Ciudad de México, D.F. 10-228046
  • Incensiere di Kukulcán Mayapán, Yucatán Periodo Post-Classico Tardo (1250 – 1527 d.C.) Ceramica INAH. Museo Nacional de Historia, Castillo de Chapultepec. Ciudad de México, D.F. 10-251125
  • Bicchiere con uccello antropomorfo Calakmul, Campeche Periodo Classico Tardo (600-900 d.C.) Ceramica Campeche, Fuerte de San Miguel. San Francisco de Campeche, Campeche 10-566696
  • Incensiere-effigie Comitán, Chiapas Periodo Classico Tardo (600 – 900 d.C.) Ceramica INAH. Museo Regional de Chiapas. Tuxtla Gutiérrez, Chiapas 10-409817
  • 8 Tavola dei 96 glifi Palenque, Chiapas Periodo Classico Tardo (600-900 d.C.) Pietra calcarea INAH. Museo de Sitio de Palenque Alberto Ruz Lhuillier. Palenque, Chiapas 10-335186
  • Elemento architettonico Uxmal, Yucatán Periodo Classico Tardo (600 – 900 d.C.) Pietra calcarea INAH. Museo Nacional de Antropología. Ciudad de México, D.F. 10-80380
  • Testa raffigurante Pakal il Grande (603-683), re di Palenque, cultura maya, Periodo Classico Tardo 600-900

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