Il Giornale dell\ ilgiornaledellarte.comwww.allemandi.com

Mostre


Milano

Una Cornell femminista

Betye Saar e William N. Copley alla Fondazione Prada

«Search for Lost Future» (2015) di Betye Saar

Milano. William N. Copley (1919-96), noto con lo pseudonimo CPLY, fu un artista, scrittore, gallerista e collezionista. Figlio adottivo del magnate americano Ira Clifton Copley, visse tra Los Angeles (dove fondò le Copley Galleries insieme all’artista e cognato John Ployardt), Parigi e New York. La sua collezione, venduta nel 1979 da Sotheby's Parke-Bernet per 6,7 milioni di dollari, raccoglieva capolavori dell’arte surrealista, tra cui opere di Jean Arp, Dorothea Tanning, Frida Kahlo, Diego Giacometti, Joan Miró e Giorgio de Chirico. Ma Copley fu anche un pittore, un acuto e sagace ritrattista della società americana del dopoguerra.

La Fondazione Prada gli dedica dal 20 ottobre all’8 gennaio un’ampia retrospettiva, concepita in collaborazione con la Menil Collection di Houston. A cura di Germano Celant, l’esposizione presenta oltre 140 lavori provenienti da istituzioni e collezioni internazionali, nonché una selezione di documenti, materiali d’archivio e alcune opere ap- partenute all’artista. Al primo piano del Podium, accanto a dipinti realizzati da Copley tra il 1948 (il suo esordio «pop») e il 1996, gurano lavori di Max Ernst, Magritte, Man Ray e Tinguely, un tempo parte della sua collezione personale. Al piano terra, invece, si succedono otto ambienti, ciascuno dedicato a uno specifico tema nella produzione di Copley. Tra questi, la stanza ispirata alla gura della «prostituta ignota» (antitesi del milite ignoto), che popola ossessivamente l’immaginario dell’artista. In mostra i controversi «X-Rated Paintings», che traggono i propri soggetti da riviste per adulti nell’intento di superare, come dichiarò l’artista stesso, «le barriere della pornografia per irrompere nel territorio della gioia». Oltre a una selezione di specchi, opere dalla serie «Nouns» e dipinti ispirati a Picabia, è infine esposto un gruppo di acrilici e olii su tela (1984-88), in cui Copley ripropone i motivi a lui più cari: nudi femminili, immagini del folklore messicano, scene notturne di Parigi e visioni mitologiche.

«Ballerina incerta» è l’espressione con cui l’artista losangelina Betye Saar, classe 1926, è solita definire se stessa. Una pratica, la sua, che «segue il movimento di una spirale creativa ricorrendo ai concetti di passaggio, intersezione, morte e rinascita, nonché agli elementi sottostanti di razza e genere», come spiega l’artista stessa. Una riflessione, quella della Saar, sugli stereotipi razziali e sessisti, che combina misticismo e critica sociale. «Uneasy Dancer» inglese per «ballerina incerta», appunto, è il titolo della mostra (la prima antologica in Italia) che la Fondazione Prada di Milano le dedica sino all’8 gennaio. A cura di Elvira Dyangani Ose, l’esposizione riunisce più di 80 opere tra installazioni, assemblage, collage e sculture, tutti lavori prodotti tra il 1966 e il 2016. Opere che prendono forma da una calibrata combinazione di materiali di recupero e memorabilia personali, dalla forte risonanza politica e sociale. Concepita appositamente per la mostra è l’installazione «The Alpha and The Omega (The Beginning and The End)» (2013-16), un ambiente circolare che allude al viaggio iniziatico e all’esperienza della vita umana. Da Prada sono presenti anche gli assemblage di immagini e oggetti dentro scatole e valigie («Record for Hattie», 1975, e «Calling Card», 1976), o all’interno di gabbiette, allusive a una condizione di segregazione (come «Search for Lost Future», 2015, nella foto, «Domestic Life», 2007, e «Rhythm and Blues», 2010). Completa la rassegna una serie di opere nelle quali l’autrice ha utilizzato strumenti di lavoro o elementi della vita domestica, quali assi per il bucato, bilance e finestre, assemblati a fotografie o manufatti d’epoca.

di Federico Florian , da Il Giornale dell'Arte numero 368, ottobre 2016


  • «The Happy Hour» (1978) di William N. Copley

Ricerca


GDA maggio 2017

Vernissage maggio 2017

Guida alla Biennale di Venezia maggio 2017

Focus on Boetti maggio 2017

Vedere a ...
Vedere in Friuli Venezia Giulia 2017

Vedere in Sicilia 2017

Vedere a Venezia e in Veneto 2017

RA Arte Contemporanea 2017


Società Editrice Umberto Allemandi & C. spa - Piazza Emanuele Filiberto, 13/15, 10122 Torino - 011.819.9111 - p.iva 04272580012