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Mostre


350 anni di creatività francese a Roma

A Villa Medici cento opere tra disegni, sculture e dipinti ripercorrono la storia dell'accademia di Francia

La mostra «350 anni di creatività. Gli artisti dell’Accademia di Francia a Roma da Luigi XIV ai giorni nostri» rimarrà aperta fino al 15 gennaio

Roma. Cento opere raccontano la storia dell’Accademia di Francia a Roma nell’esposizione «350 anni di creatività. Gli artisti dell’Accademia di Francia a Roma da Luigi XIV ai giorni nostri», da oggi al 15 gennaio nella cornice di Villa Medici. A cura del responsabile del dipartimento di Storia dell’arte Jérôme Delaplanche, la mostra si inserisce nelle celebrazioni per i tre secoli e mezzo dell’istituzione, diretta dal 2015 da Muriel Mayette-Holtz.

Esposti disegni, sculture e dipinti, in molti casi di «pensionnaire» meno noti, ma anche di artisti e direttori divenuti celebri (Ingres, David, Subleyras, Berlioz, Garnier e Balthus, solo per citarne alcuni), riuniti in sezioni tematiche, a partire dalla «ricerca dell’ideale antico e moderno», cuore della «Mission Colbert» istitutiva dell’ente di cultura. Affinché gli artisti francesi completassero la propria formazione a Roma a contatto con i capolavori antichi e dei grandi maestri, nel 1666 il re Sole, su impulso di Colbert (e di Le Brun e Bernini), creò l’Accademia, per accogliere vincitori del Prix de Rome e i borsisti protetti dai nobili d’Oltralpe. L’atto di fondazione apre la mostra, accompagnato da numerosi nudi, copie dei dipinti più noti e disegni dall’antico, in linea con il compito dei nuovi arrivati di esercitarsi nell’imitazione dal vivo. Tra questi, una sanguigna di François Boucher d’après la «Crocifissione di san Pietro» del Caravaggio nella Cappella Cerasi a Santa Maria del Popolo, e il gesso dello «Scorticato» di Jean-Antoine Houdon: studio molto approfondito dell’anatomia, frutto delle lezioni del chirurgo Séguier cui lo scultore assisteva nell’infermeria di San Luigi dei Francesi. Altri temi sono l’esperienza dello spaesamento dato dalla visione pittoresca delle vestigia antiche sopraffatte dalla natura prorompente (esposte sei sanguigne di Hubert Robert provenienti dal museo di Valenza, e il disegno preparatorio delle Cascate di Tivoli del Louvre di Jean Honoré Fragonard); il racconto della storia, con un dipinto di Pierre Subleyras raffigurante il Martirio di sant’Ippolito; il rapporto con il corpo e il nudo e l’estetica della linea, che coincise con la ripresa dello studio dell’antico inaugurata dalla direzione Vien (dal 1775). Cuore di questa sezione, posta a metà del percorso espositivo, un grande nudo storicizzato di Hippolyte Flandrin e un dipinto di Anne-Louis Girodet Trioson raffigurante «Ippocrate che rifiuta di curare il re Artaserse di Persia», eseguito dal pittore per un amico medico, qui corredato anche da un taccuino con gli schizzi di due teste antiche, servite a modello per i personaggi.

Cruciale nella storia dell’Accademia fu il trasferimento a Villa Medici da Palazzo Mancini al Corso (1803), che inaugurò una nuova era, con riforme e apertura alla musica. Con le direzioni di Guérin, Vernet e Ingres, passarono di qui artisti come Jean-Baptiste Carpeaux, Hector Berlioz e Charles Garnier. Le ultime sezioni sono dedicate all’eclettismo e il valore dell’originalità (ne è simbolo «Eros e Afrodite» di Edouard Toudouze (1872), con Venere sdraiata sulla conchiglia ricoperta da pelle di leopardo, trainata da giganti farfalle blu, immagine scelta per promuovere la mostra, e al rinnovo della tradizione, che presenta le opere prodotte nel contesto di Villa Medici nei primi sessant’anni del Novecento, perpetuando la pratica della pittura, scultura e incisioni tradizionali, «al riparo» dalla modernità. In chiusura, un video della giovane artista francese Justine Emard condensa l’effervescenza creativa degli ultimi 50 anni, dalla riforma Malraux del 1968-1971 a oggi, fondendo immagini e suoni prodotti dai borsisti degli ultimi decenni, in un film poetico di 27 minuti con il tema dell’atelier come fil rouge.

La mostra di Villa Medici, accompagnata da altre due esposizioni nelle accademie di San Luca e di Belle Arti, si concluderà con un convegno organizzato in collaborazione dai tre enti, in calendario dall’11 al 13 gennaio, con al centro il tema, ça va sans dire, del ruolo delle accademie artistiche «tra eredità e dibattiti contemporanei».

di Margherita Criscuolo, edizione online, 14 ottobre 2016


  • La mostra «350 anni di creatività. Gli artisti dell’Accademia di Francia a Roma da Luigi XIV ai giorni nostri» rimarrà aperta fino al 15 gennaio
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  • Jérôme Delaplanche
  • La mostra «350 anni di creatività. Gli artisti dell’Accademia di Francia a Roma da Luigi XIV ai giorni nostri» rimarrà aperta fino al 15 gennaio
  • L'artista Justine Emard
  • La mostra «350 anni di creatività. Gli artisti dell’Accademia di Francia a Roma da Luigi XIV ai giorni nostri» rimarrà aperta fino al 15 gennaio
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  • La mostra «350 anni di creatività. Gli artisti dell’Accademia di Francia a Roma da Luigi XIV ai giorni nostri» rimarrà aperta fino al 15 gennaio
  • Muriel Mayette-Holtz, direttrice dell'Accademia di Francia

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