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Aste


Asta Romano: 1,9 milioni

Risultati notevoli per le sculture nella vendita che Pandolfini ha tenuto ieri sera a Firenze

Il «San Sebastiano», scultura in pietra dipinta di Pietro Lombardo, aggiudicato a 198mila euro

Firenze. Si è chiusa con risultati assai soddisfacenti (circa l’80% del venduto) l’asta di ieri sera da Pandolfini, nella sede di Palazzo Ramirez Montalvo, della raccolta degli antiquari fiorentini Salvatore e Francesco Romano.
Si trattava di una parte di quella collezione, formatasi fin dagli anni Venti, quando Salvatore, col figlio Francesco, si trasferì a Firenze da Napoli, stabilendo presto in Toscana legami strettissimi con il mondo degli studiosi e del collezionismo internazionale più colto e raffinato. A testimoniare la serietà dei pezzi presentati è stato il corposo catalogo, concepito come un volume d’arte, realizzato in stretta collaborazione con due specialisti, noti docenti universitari, Andrea Bacchi e Giancarlo Gentilini. Il venduto complessivo dei lotti, nella sala molto affollata di Palazzo Ramirez Montalvo, ammonta a circa 1,9 milioni di euro.
Il nucleo principale delle opere presentate riguardava la scultura e sono infatti sculture quelle che hanno raggiunto le cifre più notevoli, come il gruppo scultoreo in marmo di Michelangelo Naccherino, «Il tempo che svela la verità e calpesta la menzogna»,  aggiudicato  a 216.500 euro, opera acquistata da Salvatore a Napoli, dove Naccherino fu attivo dal 1573 al tempo di Pietro Bernini, o il «San Sebastiano», scultura in pietra dipinta di Pietro Lombardo, originale nell’iconografia del martire, dal corpo «ancora acerbo e fragile,  ma forte e immobile nell’accettazione del martirio», come nota Gentilini; datata alla fine degli anni Sessanta del Quattrocento, testimonianza della giovanile attività padovana dell’artista, la statua è stata aggiudicata a 198mila euro (la stima era intorno agli 80-120mila). «La Prudenza» di Jacopo della Quercia, di grande eleganza e vigore espressivo è stata aggiudicata invece a 62.500 euro (valutata 15-25mila). Tra i dipinti molto interesse hanno riscosso le tele di Bernardo Cavallino: il «Cristo e l’adultera», che fu esposto alla storica mostra della pittura napoletana, a Napoli, nel 1938, ma poi mai più visto, neppure dagli studiosi, era valutato 60-80mila euro, è salito fino a 192mila, come meritava una preziosa testimonianza della formazione caravaggesca dell’artista, che qui si richiama a Battistello Caracciolo, mentre «Le Nozze di Tobiolo e Sara» è stato aggiudicato a 87.500. Tra gli arredi ricordiamo anche il buon esito dell’arazzo in lana e seta di Martin Reynbouts raffigurante il «Trionfo di Giuditta», aggiudicato a 50mila euro.

di Laura Lombardi, edizione online, 20 ottobre 2016


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