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Piattaforma abitativa

Paolo Parisi espone da Lato Prato «Unité d'habitation (Platform)»

Prato. Nell’ambito del ciclo di progetti d’artista «A place to be», proposto dalla Galleria Lato, «Unité d’habitation (Platform)» di Paolo Parisi (fino al 2 dicembre) è un progetto che riassume diversi elementi della ricerca dell’artista, incentrata sull’esperienza dell’arte come atto cognitivo e sul variare della percezione a seconda dei punti di vista.

Fulcro della mostra è l’«Unité d’habitation» nera, la cui suddivisione pittorica, molto essenziale nell’andamento, ha però una evidenza materica che stimola fortemente l’atto dell’osservazione e, come nota Matteo Innocenti nel testo che accompagna la mostra, «insieme assorbe e restituisce quanto lo circonda». La stessa rigorosa semplicità strutturale, ma densa di interrogativi riguardo la percezione, caratterizza altri lavori, come i tre «U.s.a.i.s.o». (uno sull’altro in senso orario), sculture in forma abitativa sovrapposte a coppie (inferiore in cartone, superiore in gesso), dove Parisi pone la questione della riproducibilità, dall’unico alla sua ripetizione, e le «Terre emerse», (2000-2002, ma qui esposte per la prima volta), opere nelle quali il tema del confronto tra identità e differenza è suggerito dall’intervento del pittore col colore, duplicando quello originale del materiale: la pittura, dunque, è mimesi o stratificazione? Infatti ciò, che visto di fronte, ci appare una superficie uniforme, di lato è invece stratificazione, svelando l’opera singola e composta a un tempo. E se il titolo della mostra rimanda a un progetto in fin dei conti utopico quale fu l’Unité d’habitation di Le Corbusier, nella sua pura scansione di linee ortogonali (quindi l’ideale funzionalista posto in rapporto con la non funzionalità dell’arte), l’aggiunta «Platform», introduce un elemento ulteriore, di condivisione, di incontro, di apertura tra il sé e l’altro da sé: salendo al piano superiore si trova la riedizione di un lavoro di Parisi del 2012 «Il problema della condivisione dello spazio in architettura e rispetto al colore della pittura... e il pulviscolo atmosferico», dove la luce naturale penetrando della galleria si trasforma in colore, è trattata come fosse materia pittorica, invade lo spazio reale nel quale siamo calati e compiamo delle azioni, divenendone parte.

La mostra prevede un programma in sintonia coi temi affrontati: dopo l’intervento di Tommaso Rosati all’inaugurazione, «Live electronics», seguono il 28 ottobre Kinkaleri con «Stealing», l’11 novembre Marco Meozzi con «Into architecture», il 25 novembre Fabio Cresci+ Enrico Vezzi Remo Zanin in «Orientarsi», e per finire il 2 dicembre Vittoria Ciolini+ Alba Braza+ 4 figure misteriose con «Infinito».

di Laura Lombardi, edizione online, 27 ottobre 2016


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