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Terremoto, almeno cinquemila edifici storici colpiti. Manca il personale dei beni culturali

Decine di migliaia le opere mobili danneggiate. È urgente censire: già ci sono funzionari volontari da altre soprintendenze, ma non bastano

Un cumulo di macerie: la chiesa di Santa Maria in Pantano, IX secolo, a Montegallo (Ascoli Piceno). Foto da Twitter

Matelica (Mc). Un disastro. Cinquemila almeno i monumenti, le chiese, i musei, i campanili, in breve gli edifici storici sfregiati se non distrutti dopo la violenta scossa del terremoto di domenica mattina, 30 ottobre, di magnitudo 6.5, che ha devastato Umbria e Marche. E saranno diverse decine di migliaia le cosiddette opere mobili colpite, soprattutto nelle chiese, tra suppellettili e alto artigianato. Sono le prime stime.
La basilica medievale di San Benedetto a Norcia distrutta, con la facciata rimasta in piedi nel vuoto, è il simbolo di una devastazione alle persone e all’arte di cui al momento, nella mattinata di lunedì 31, si può avere un’idea ma non contezza precisa: molti borghi sono «zona rossa» e pertanto inaccessibili ai tecnici. A Matelica, nel maceratese, sono almeno quindici le chiese colpite. Il sindaco e storico dell’arte Alessandro Delpriori ha potuto vederne un paio. Deve pensare a ben quattromila sfollati rimasti senza casa. Gli effetti si sono propagati fino a Roma: la basilica di San Paolo fuori le Mura domenica ha chiuso e riaperto perché non ha riportati danni, mentre nella cupola di Sant’Ivo alla Sapienza, del Borromini (metà del Seicento), la soprintendenza speciale del Colosseo ha riscontrato che si sono riaperte crepe preesistenti e ha chiuso la chiesa «per le verifiche statiche della cupola, della lanterna e del adiacente palazzo della Sapienza». Ha registrato la caduta di qualche calcinaccio, ma niente di grave, anche il Duomo di Orvieto.

Nelle Marche e in Umbria i tecnici mancano disperatamente. Le forze a disposizione delle soprintendenze non bastano. Già il Ministero dei Beni e Attività culturali e del Turismo ha mandato e manda rinforzi a rotazione da altre soprintendenze. Un centinaio di funzionari tra archivisti, storici dell’arte, architetti, archeologi, di istituti di altre regioni che si sono messi volontariamente a disposizione. «Veniamo da tutta Italia, io da Torino, dalla soprintendenza archivistica, per dare una mano, facciamo a turno di una o due settimane, aiuto a inserire le schede con i danni», dice Giovanna Bigando, in «prestito» da una settimana al segretariato regionale dei beni culturali delle Marche. Ma le soprintendenze avevano già carenze prima. Adesso il deficit di personale è pesantissimo. È urgente censire tutto e, con i rischi di crolli, è un’operazione difficile e che non può essere fatta senza la luce verde dei vigili del fuoco. Delpriori suggerisce che le amministrazioni locali possano chiedere aiuto e ricorrere a storici dell’arte, architetti e quant’altro a titolo volontario e senza passare da commissioni o lungaggini varie. Il ministero sta studiando un decreto apposito e sono comunque allo studio finanziamenti specifici in un decreto specifico del governo.

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