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Terremoto: così a Norcia si salvano Della Robbia e Jacopo Siculo

La cronaca in diretta dei recuperi dal museo della Castellina e dalla chiesa di San Francesco fino al ricovero nel deposito per l’arte terremotata a Spoleto. Polemiche sul ministero. La Procura di Spoleto apre un’inchiesta

Norcia, la Castellina della Robbia. Foto di Stefano Miliani

Norcia (Pg). In piazza San Benedetto, tra le fessure al suolo, davanti alla facciata rimasta della basilica e al Museo Civico-Diocesano della Castellina, i Vigili del fuoco e i funzionari della soprintendenza umbra poggiano con estrema delicatezza i busti di una Madonna e di un angelo su assi di legno e strati di gommapiuma. Poi  avvolgono le sculture in materiale da imballaggio protettivo e, armati di scotch, carta e penna, annotano che si tratta dell’Annunciazione degli scultori fiorentini Luca e Andrea della Robbia. La Vergine dal delicato manto azzurro e l’angelo vestito di bianco vengono dall’edificio di metà Cinquecento del Vignola, pur fortificato ma lesionato gravemente dal quale era già stata estratta anche una scultura del 1410 circa attribuita a Jacopo della Quercia, dove molti reperti risultano danneggiati e dove entrare è un rischio. Con gran cautela, i tecnici posano i Della Robbia impacchettati su un furgoncino tra coperte e gommapiuma in modo che non avvertano sussulti. Il ricovero finale è il deposito per opere terremotate nella zona industriale del Santo Chiodo, presso Spoleto, dove in serata la coppia sacra in terracotta verrà riposta nel capannone per le opere d’arte umbre terremotate e sorvegliato 24 ore su 24. Seguono quei pezzi fino al ricovero Maria Angela Turchetti, direttore del Museo Civico, e Tiziana Biganti, della soprintendenza umbra e responsabile del deposito stesso, mentre a Norcia controlla e guida sul campo le operazioni la soprintendente umbra Marica Mercalli. Tutte in pista dalla mattina presto fino a sera molto tardi tutti i giorni, praticamente sempre, senza pause.


Le opere nel deposito pronto dal 2008
Il passaggio delle sculture robbiane è uno dei tanti recuperi nella «zona rossa» di Norcia, paese dove anche le case in apparenza in piedi in realtà, avvisano i Vigili del fuoco, hanno lesioni e molti luoghi sono pericolosi perché rischiano di cedere soprattutto con nuove scosse che sembrano non finire mai. Il deposito è della Regione Umbria, in una sala che già ospita un centinaio di opere dal terremoto del 24 agosto, perlopiù da Castelluccio di Norcia e San Pellegrino: crocifissi, un paio di campane (una molto bella del 1593, l’altra dell’Ottocento), dipinti, in un ambiente con un impianto di aerazione per aspirare tracce di umidità gradualmente, senza traumi. «Sono opere portate qui anche dai Vigili del fuoco e dai volontari della Protezione civile. Adesso raccogliamo e proteggiamo, non si tratta solo di eccellenze, siamo all’inizio e ne arriveranno altre. Se necessario andranno restaurate e comunque restituite alle comunità: hanno anche un potere consolatorio, oltre a una funzione devozionale», racconta Tiziana Biganti. «Pensate che per portarle qui da San Pellegrino, come azione preventiva, e convincere gli abbiamo fatto un incontro con loro».


A dire la verità il capannone è pronto dal 2008. Ci sono state polemiche durissime, in Umbria, perché è rimasto un guscio vuoto e inutilizzato, finora, e più d’uno ha parlato di spreco insensato. Con una convenzione è in comodato al Ministero dei Beni e Attività culturali e al Turismo. Ha rastrelliere per i dipinti, scaffalature, cassettiere per disegni, ha una zona per gli archivi, è alto 7-8 metri. «Ci auguriamo di poterlo usare anche come laboratorio di restauro», osserva la responsabile. «Non era utilizzato perché deve essere vuoto, è un deposito temporaneo e dal 2008 a oggi per fortuna in Umbria non ci sono stati terremoti, fino a oggi». Adesso si va via via riempiendo.


L’enorme Incoronazione di Jacopo Siculo in volo
Il carico successivo arriva nella serata di venerdì 4 novembre, quando è buio. Con i Carabinieri in borghese insieme alle opere stesse. Arrivano pezzi della predella e dell’apparato che contornava l’«Incoronazione della Vergine» di Jacopo Siculo, gigantesca pala d’altare datata 1541 che era in San Francesco a Norcia: era rimasta sorprendentemente integra, ancorata a una parete nell’edificio distrutto. Venerdì la Mercalli, la Biganti e l’architetto Roberto Minelli della soprintendenza si sono infilati in un cestello metallico di un’autogru con i Vigili del fuoco e, dalle macerie hanno portato via porzioni dell’apparato intorno alla pala d’altare e della predella. Il giorno successivo i Vigili del fuoco hanno imbracato il dipinto alto sei metri e largo tre e, con la gru e un volo spettacolare, l’hanno depositato nella piazza antistante.


Le critiche al ministero e l’inchiesta della Procura
A fronte della dedizione totale di queste funzionarie e questi funzionari dei beni culturali, c’è un fronte caldissimo aperto. Più d’uno sostiene: il ministero non ha protetto le chiese di Norcia (e altre) come poteva e doveva dopo il terremoto del 24 agosto, non ha puntellato gli edifici come poteva e doveva. Lo hanno scritto ad esempio Vittorio Emiliani e Tomaso Montanari. Affermando che il problema non sono i funzionari quanto la riforma del ministro Franceschini che svuoterebbe il fronte della tutela. È peraltro un’opinione diffusa, a livello nazionale, tra molti tecnici del dicastero. Sul quale però si riversano anche altre accuse: troppi passaggi burocratici hanno impedito di intervenire con urgenza,  servono troppe autorizzazioni per puntellare un edificio storico quando essere veloci, in questi casi, è essenziale. Per il ministero, quanto poteva essere fatto ed era prevedibile è stato fatto. Per accertarlo, la procura di Spoleto ha aperto un’inchiesta per disastro colposo sulle chiese di San Benedetto a Norcia, di San Salvatore in Campo nel comune del paese umbro, Norcia, e sull'abbazia di Sant'Eutizio in una frazione di Preci. Intanto i Vigili del fuoco, sempre su indicazione della soprintendente, dopo aver coperto con assi di legno e sopra teloni verdi in pvc le macerie di San Benedetto, hanno montato «imbracato» la torre campanaria del Palazzo Comunale di Norcia, operazione indispensabile per lavorare sulla facciata della vicinissima basilica di San Benedetto e puntellarla.

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di Stefano Miliani, edizione online, 7 novembre 2016


  • Norcia, San Francesco. Foto di Stefano Miliani
  • Norcia, il recupero di Jacopo Siculo da San Francesco a Norcia. Foto dei Vigili del Fuoco
  • Norcia, il recupero di Jacopo Siculo da San Francesco a Norcia. Foto dei Vigili del Fuoco
  • Norcia, San Francesco, predella di Jacopo Siculo. Foto di Stefano Miliani
  • Norcia, il recupero di Jacopo Siculo da San Francesco a Norcia. Foto dei Vigili del Fuoco
  • Norcia, San Francesco, predella di Jacopo Siculo. Foto di Stefano Miliani
  • Norcia, San Francesco, predella. Foto di Stefano Miliani
  • Norcia, la Castellina della Robbia. Foto di Stefano Miliani
  • Norcia, San Francesco. Foto di Stefano Miliani

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