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Un «quadretino» (di Mantegna?) a Losanna e le leggi italiane sul commercio di opere d'arte

La stampa della «Madonna dell'Umiltà» di Mantegna

Il 12 novembre si è verificato uno di quegli eventi straordinari che talvolta accadono nel mercato dell’arte.
A Losanna presso la casa d’aste Galartis S.A. si è svolta la vendita di un nutrito gruppo di dipinti e sculture (ben 430 lotti), generalmente catalogati con appropriate indicazioni d’autore o di scuola, tali da presupporre l’intervento di un redattore tutt’altro che sprovveduto.
Tra le opere, tuttavia, vi era una piccola Madonna col Bambino, dipinta ad olio su tela di cm 41,5x35, giudicata copia del XIX secolo tratta da una stampa di Andrea Mantegna, e proposta con una stima di 1.500-2.000 franchi svizzeri.
Il gruppo centrale della composizione è noto per essere il soggetto di una stampa dello stesso Mantegna, generalmente denominata Madonna dell’umiltà, che si ritiene sia l’ultima incisa personalmente da lui, e di cui non sopravvivono che cinque prime impressioni.

Il piccolo dipinto messo all’asta dalla Galartis presentava la figura della Vergine con in grembo il Bimbo, sullo sfondo di una elaborata balaustra marmorea e di un paesaggio di perfetto carattere mantegnesco, del tutto assenti nella stampa.
Ciò contribuiva a rendere quanto meno singolare l’idea che il dipinto potesse derivare dalla stampa e non viceversa. Ma soprattutto, la stesura dell’opera rendeva palese l’essere stata dipinta a tempera e non ad olio, e la tipica crettatura («craquelure») il cui fitto reticolo ne indicava l’appartenenza a un tempo tra il XV e il XVI secolo, e non certo al XIX.
L’opera, neppure riprodotta sul catalogo stampato, è stata aggiudicata alla cifra irrisoria di 45mila franchi svizzeri (circa 42mila euro).

Quando ,nel 1491, Mantegna scriveva a Francesco Gonzaga che gli avrebbe fatto avere un altro «quadretino» come aveva fatto la stampa, non è improbabile che si riferisse proprio a questo, oggi acquistato all’asta della Galartis da un acquirente incredibilmente fortunato.

Una fortuna paragonabile a quella del miracoloso ritrovamento, nell’intercapedine del sottotetto di una dimora nella zona di Tolosa in Francia, di una seconda versione autografa di Caravaggio, della Giuditta e Oloferne appartenente alla Galleria Nazionale di Palazzo Barberini.
Così come qualcuno vince ogni anno la lotteria di Capodanno, perché dubitare che possano accadere colpi di fortuna di questo tipo?
Ma se lo Stato, in materia di commercio delle opere d’arte di privata appartenenza, si decidesse ad abbandonare la politica proibizionista instaurata dal Fascismo con una legge del 1939, sostituendo al diritto di notifica quello più democratico e liberista di prelazione, è lecito porsi la domanda se questi miracolosi ritrovamenti avrebbero uguali occasioni di verificarsi.

di Camillo Manzitti, edizione online, 16 novembre 2016


  • La «Madonna col Bambino» battuta da Galartis a Losanna per 45mila franchi

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