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Roma, Augusto Gentili ricorda la direttrice del museo di Amatrice

Floriana Svizzeretto diresse e plasmò il Museo Civico Cola Filotesio. È morta nel terremoto del 24 agosto. Un incontro con l'Icom sulla storica dell'arte e chi lavora alla tutela. La sorella Stefania ricorda la passione della studiosa

Floriana Svizzeretto

RomaFloriana Svizzeretto ha diretto per dodici anni il Museo Civico Cola Filotesio di Amatrice, dal 2003 al 2014, dopo averlo tirato su dal nulla ed è rimasta legata alla raccolta e al paese reatino fino al 24 agosto scorso. Quella notte il terremoto l'ha sepolta nella sua casa. Esempio lampante di quei tanti funzionari che mettono l'intelligenza, e l'anima, nelle cure dell'arte, nel reputarla un bene pubblico per tutti, che vivono lontano dalla ribalta, la storica dell'arte nata a Narni 59 anni fa non è stata dimenticata. 

Mercoledì 23 novembre, alle 16, la ricorda un incontro nell'aula magna all'Accademia di Belle arti a Roma, in piazza Ferro di cavallo 3, in cui Augusto Gentili tiene la conferenza «Carpaccio in bottega» in ricordo della ex allieva e di tutte le vittime di Amatrice. Hanno invitato il docente i familiari e gli amici che hanno organizzato l'appuntamento insieme all'Icom Italia-International Council of Museums. Dell'Icom partecipano la presidente Tiziana Mafferi e Laura De Martino, del consiglio laziale, che ha lavorato a lungo con Floriana Svizzeretto. L'appuntamento non vuole essere una commemorazione quanto un monito e uno spunto per fare vera prevenzione sull'arte, sulle case, sull'edilizia e sui paesaggi e su chi si batte ogni giorno per tenere vive le comunità. I vertici dell’Icom, Tiziana Maffei, Laura De Martino, Alberta Campitelli hanno deciso in occasione dell'incontro di oggi di «Lanciare un appello per adottare i 30 musei chiusi dopo il terremoto di quest’anno. Lo facciamo proprio in memoria di Floriana e dei tanti funzionari pubblici che lavorano sul territorio e tengono vive le memorie delle comunità».

Spiega la ragione dell'invito a Gentili la sorella Stefania, di quattro anni più giovane e costumista nel cinema: «Floriana si era laureata alla Sapienza con il professore sul Carpaccio e l'arte veneta, insieme al museo di Amatrice e l'arte del reatino, era la sua grande passione. Il professore ha accettato immediatamente la nostra richiesta». La storica dell'arte morta nel luogo amato «aveva fondato il Museo Cola Filotesio insieme alla collega Alia Englen, anche lei presente all'incontro, lo guidò, lo ha curato come una creatura. Era diventato un gioiello grazie a lei e ai suoi collaboratori. E anche dopo aver ceduto le consegne della direzione, due anni fa, aveva continuato a occuparsene». Il sindaco attuale non l'aveva confermata. «Nonostante ciò, pur di far vedere la raccolta non si fermava mai, poteva aprire le sale lei di persona anche a Pasqua o a Natale o di domenica. L'ultimo Ferragosto fece una visita guidata per una sola persona». La storica dell'arte coinvolgeva chiunque potesse. «Aveva il fuoco sacro dell'arte. E tutti hanno riconosciuto e quasi tutte delle 82 opere del civico si sono salvate è stato grazie al sistema di protezione delle teche fatto creare da Floriana». L'impegno era continuo, racconta Stefania: «Ultimamente mi aveva proposto di portare una troupe per girare, gratuitamente, un documentario sul museo e raccogliere fondi, che mancavano sempre. Rispondeva che avrebbe pagato offrendo un'amatriciana. Ma chi accettava di venire coinvolto poi partecipava gratis perché contagiato dal suo entusiasmo. La chiamavo la Giovanna d'Arco d'Amatrice perché chiedeva soldi per il museo a chiunque e senza alcun timore, dal Comune alla Provincia». Una battaglia senza pause e difficile, come sanno molti del settore e impegnati sul fronte dell'amministrazione pubblica.

Floriana Svizzeretto risiedeva a Roma ma passava molto tempo ad Amatrice e voleva il museo vivo, ben presente nella vita del paese. Tra i suoi saggi aveva scritto sul pittore Cola dell'Amatricesulle pitture murali del Duecento nell'abside della chiesa sconsacrata diventata il museo stesso. «Stava studiando una tela di Cola Filotesio, ricorda Stefania, ma il lavoro nel computer è finito sotto le macerie. Nel suo e negli altri due palazzi adiacenti sono morti tutti tranne mia zia». Il dolore è troppo forte per non farsi sentire.  Umanamente, com'era? «Aveva un'intelligenza particolare, non temeva niente e nessuno, neanche di piacere o meno, diceva apertamente cosa pensava, infatti aveva  anche nemici. E sapeva ridere, perfino in situazioni cupe poteva trovare il lato divertente».



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