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Musei


Norman Foster vince il concorso per l'ampliamento del Prado

Il progetto dell’architetto inglese, temporaneamente associato con il madrileno Carlos Rubio, si è imposto sugli altri sette finalisti

Una veduta della variante della nuova entrata Sud

Madrid. Foster + Partners e Rubio Arquitectura, gli studi capitanati dal britannico Norman Foster e dallo spagnolo Carlos Rubio, temporaneamente associati nel progetto «Traza oculta» (Traccia occulta), hanno vinto il concorso indetto dal Museo del Prado per realizzare il suo secondo grande ampliamento. Il primo fu realizzato dieci anni fa dallo spagnolo Rafael Moneo, come Foster vincitore del Pritzker Prize, il Nobel dell’architettura.

La giuria incaricata di scegliere il progetto vincitore tra gli otto studi finalisti, scelti tra 47 candidati, per ristrutturare il Salón de Reinos e annetterlo al Campus del Prado, ha deciso di non realizzare colloqui con i progettisti, ma di basarsi esclusivamente sui materiali (memoria e ricostruzioni virtuali), presentati in forma anonima. Tra gli eliminati ci sono alcuni dei grandi protagonisti dell’architettura contemporanea, come David Chipperfield, Rem Koolhaas, Eduardo Souto de Moura, Richard Gluckman, Cruz y Ortiz o Nieto y Sobejano.

Il vincitore riceve un premio di 48.400 euro e un onorario di 1.756.315 euro per la redazione del progetto esecutivo, che dovrà essere pronto in 16 mesi e la direzione delle opere, che non dovranno superare i 30 mesi.
Foster avrà a disposizione un budget di 30 milioni di euro, che potrà incrementare per imprevisti fino a un massimo del 20%. Il cantiere partirà nel 2018, quindi il Prado celebrerà il suo bicentenario nel 2019 con i lavori in corso.
Con il Salón de Reinos, sede  fino al 2010 del Museo dell’Esercito e vuoto da ormai sei anni, Foster, delimiterà idealmente il Campus del museo formato dall’edificio storico di Villanueva, il Chiostro dei Geronimiti e il Casón del Buen Retiro. Tutti gli edifici saranno collegati da spazi pubblici e corridoi sotterranei. La proposta più sorprendente, anche se ha esclusivamente carattere di suggerimento, prevede la trasformazione in zona pedonale della calle Felipe IV, di modo da riunire in un’area libera dal traffico il Parco del Retiro e il Paseo del Prado.

Il progetto si propone di recuperare lo spirito originale e lo splendore barocco del palazzo, costruito intorno 1640, dove Filippo IV riceveva gli ambasciatori stranieri, circondato da capolavori come «La resa di Breda» di Velázquez. Foster intende restituire l’antico splendore anche ai grandi saloni e restaurare la facciata sud, seicentesca, così come le balconate originali. Tra le due facciate, quella del Seicento e quella dell’Ottocento, si aprirà uno spettacolare atrio di uso pubblico, che collegherà l’ala nord e quella sud con spazi espositivi e di transito. Un nuovo tetto doterà la sala del terzo piano di luce zenitale controllata e permetterà di immagazzinare energia attraverso pannelli solari integrati.
Non sarà l’unica soluzione ecologica e tutto l’edificio sarà energeticamente sostenibile. Un altro aspetto importante del progetto è la scelta di non intervenire nella zona delle cantine, evitando così i problemi con le acque sotterranee che prolungarono di quasi dieci anni la ristrutturazione del Casón del Buen Retiro.

Foster, che a Madrid possiede un palazzo nella calle Monte Esquinza, ha vasta esperienza nella ristrutturazione di musei, avendo lavorato tra gli altri per lo Smithsonian di Washington, il Museum of Fine Arts di Boston, il British Museum e l'Imperial War Museum di Londra.
Con questo nuovo ampliamento il Prado ricaverà oltre 5.700 metri quadrati utili, dei quali più di 2.500 saranno destinati a spazi espositivi. Nonostante il direttore del museo, Miguel Zugaza, abbia affermato che «per il momento il progetto si concentra sul contenitore e non sul contenuto», l'interesse per conoscere il programma museografico è enorme. È stato detto che il Salón de Reinos si trasformerà in «uno spazio espositivo alternativo di alta qualità, idoneo per presentare aspetti particolarmente rilevanti o singolari della collezione e per sviluppare un programma specifico di mostre di lunga durata, che offrano una visione trasversale dei temi fondamentali della storia e del patrimonio artistico spagnolo», ma non è stata ancora presa nessuna decisione.
Il presidente del Patronato del Prado, José Pedro Pérez-Llorca, ritiene necessario «scoprire che cosa può avere più successo», mentre per Zugaza il nuovo edificio «offre la possibilità di recuperare, permanentemente o temporaneamente, le magnifiche collezioni di pittura barocca del museo».

Le proposte degli otto finalisti saranno esposte al pubblico dal primo dicembre nel Chiostro dei Geronimiti.

di Roberta Bosco, edizione online, 28 novembre 2016


  • L'interno del nuovo atrio nella facciata Sud

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