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Mostre


Napoli

Si fa luce su Fabio Mauri

La più completa retrospettiva dedicata all’artista romano, dalla «pop» all’impegno politico

Fabio Mauri, Senza arte, 1975 de Gastyne, “Giovanna D’Arco” - Proiezione su donna Galleria Punto Blu, Reggio Calabria © Performance: Fabio Mauri © Foto: Elisabetta Catalano Courtesy Estate Fabio Mauri; Hauser&Wirth

Napoli. «Retrospettiva a luce solida» è il titolo di una mostra, a cura di Laura Cherubini e Andrea Viliani, dedicata a Fabio Mauri (Roma, 1926-2009), aperta nel Museo Madre dal 26 novembre al 6 marzo e organizzata in collaborazione con lo Studio Fabio Mauri.
A 22 anni dalla mostra della Galleria Nazionale d’arte moderna di Roma, quella di Napoli si presenta come la più ampia retrospettiva dell’artista romano, di cui viene tracciato il percorso attraverso un centinaio di lavori tra installazioni, azioni e documenti. Ma la mostra intende anche rendere «visibile» il concetto di «luce solida», espressione che compare in alcuni titoli delle opere e che Mauri adottava per dare consistenza fisica al fascio di luce che dal proiettore giunge allo schermo. La «luce solida» è per l’artista romano la metafora con cui affermare la concretezza di ogni elemento dell’esistenza, quindi anche quella del pensiero e dell’ideologia.

La mostra propone un ampio percorso in cui è esposta la produzione degli anni Cinquanta e Sessanta aderente a una certa estetica pop, finalizzata all’osservazione e all’indagine della comunicazione di massa («Schermi») e prosegue con lavori installativi e scultorei (tra cui «Cinema a luce solida», 1968), proiezioni 16mm degli anni ’70 su corpi e oggetti («Senza», «Intellettuale-Pasolini») o digitali. Non mancano le  azioni (che vengono realizzate nel corso di tutta la mostra), i documenti e le installazioni, tra cui  «Manipolazione di Cultura» (1971-73, terminato nel 1976), l’opera-libro «Linguaggio è guerra» (1975), «Teatrum Unicum Artium» (2007). La mostra, che si conclude con una sezione dedicata alle maquette che ricostruiscono gli allestimenti delle principali mostre dell’artista, fa emergere il lavoro di indagine di Mauri sui meccanismi del linguaggio e della comunicazione che sottendono la propaganda e l’ideologia, soffermandosi soprattutto sulle strutture narrative del linguaggio cinematografico.

di Olga Scotto di Vettimo, da Il Giornale dell'Arte numero 369, novembre 2016


  • «Cinema» (1958-65) di Fabio Mauri, Courtesy Estate Fabio Mauri; Hauser&Wirth

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