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Antiquari


Parigi

Un verdetto per Wildenstein

È terminato il 20 ottobre il processo contro il famoso antiquario. La sentenza è prevista per il 12 gennaio

Guy Wildenstein

Parigi. La vicenda giudiziaria di Guy Wildenstein (nella foto), presidente
della compagnia Wildenstein & Co con sede a New York, un caso di
riciclaggio di denaro sporco e frode fiscale a molti zeri, è giunta al
termine, sebbene la giuria emetterà il proprio verdetto solo il 12 gennaio
prossimo.
Il mercante miliardario è accusato di usare una quantità di
trust stranieri per celarvi il patrimonio familiare, che comprende una
collezione di oltre 2.500 opere d’arte, e di aver sottostimato le tasse di
successione da lui dovute per la scomparsa di suo padre, Daniel
Wildenstein. All’epoca della sua morte, nel 2001, la collezione era
stimata intorno a 1,1 miliardi di dollari. Il pubblico ministero del caso
in questione, Monica D’Onofrio, ha chiamato questa «la più lunga e più
sofisticata frode fiscale» della storia francese contemporanea e si sta
adoperando per ottenere una sentenza di quattro anni di reclusione (con
una sospensione di due anni) e una pena pecuniaria di 250 milioni di euro.
Le autorità fiscali francesi stanno anche cercando di recuperare tasse non
pagate per più di 550 milioni di euro.

La collezione d’arte della celebre
dinastia di mercanti è sparpagliata in differenti caveau in Svizzera,
Singapore, Tokyo e New York. Tra gli altri imputati del caso figurano
anche il nipote di Guy Wildenstein Alec Junior e la matrigna di
quest’ultimo, Ljuba Stupakova, vedova del fratello di Guy Alec, morto
nel 2008.

di Ermanno Rivetti, da Il Giornale dell'Arte numero 369, novembre 2016


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