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Mostre


Bergamo, Lorenzo Lotto a intarsio

Una mostra all'Accademia Carrara suscita riflessioni e nuovi giudizi

Lorenzo Lotto, Assunzione di Maria, 1527, olio su tela Celana, Chiesa di Santa Maria Assunta, cm 238 x 193

Bergamo. Il riconoscimento come opera autografa di Lorenzo Lotto di una tarsia lignea raffigurante la «Creazione» è stato la scintilla che ha dato il via alla mostra «Un Lotto riscoperto», presentata dall’Accademia Carrara dal 3 dicembre (inaugurazione il 2) al 26 febbraio, e curata dalla direttrice Emanuela Daffra e da Paolo Plebani. Conservata nel Luogo Pio Colleoni, a Bergamo, e ritenuta da sempre una replica antica, ma più tarda, di quella che si trova nel coro ligneo di Santa Maria Maggiore, la tarsia è stata notata nel 2014 da Emanuela Daffra e Matteo Ceriana che hanno ipotizzato fosse il saggio presentato da Lorenzo Lotto ai Consiglieri del Consorzio della Misericordia Maggiore di Bergamo, committente del Coro eseguito tra il 1524 e il 1532 da Gianfrancesco Capoferri, su disegni di Lotto.

«Non solo questa formella lignea, spiega Emanuela Daffra, è minuziosamente eseguita con un vero tour de force tecnico, che si vale anche, virtuosisticamente, di frammenti molto minuti, ma è rifinita con una sensibilissima ripresa dei contorni e con delicate ombreggiature, incise dalla mano di un maestro capace di inventare un inedito modello espressivo: quella di Lotto, dunque, che, sappiamo da un documento, fu pagato nel 1523 proprio per un lavoro di “profilatura” su di una tarsia non specificata». Intorno a essa i curatori hanno costruito una riflessione sugli anni finali del soggiorno bergamasco di Lorenzo Lotto (Venezia 1480 ca-Loreto 1556/57), che visse a Bergamo tra il 1513 e il 1526. Nella sala a lui dedicata, che conserva sei suoi capolavori, hanno convocato altre opere degli stessi anni (con, in esergo, il presunto «Autoritratto», 1510-15, del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid): «Un percorso, commenta la Daffra, con una forte concentrazione di “mai visti”». Molte opere, infatti, sono poco accessibili perché conservate in collezioni private, mentre l’«Assunzione» della chiesa di Celana, presso Bergamo, spostata di lì solo una volta negli anni Cinquanta, è «sigillata» in una chiesa non sempre aperta al pubblico.

Due i disegni in mostra: uno, già in collezione Rearick, è il modello per un suo affresco perduto in San Domenico, a Bergamo, mentre dell’altro (dalla Pinacoteca di Brera) si propone qui l’attribuzione a Lotto. Con essi, continua la Daffra, «sono esposti due dipinti di collezioni private, molto belli ma in condizioni sofferte, di identiche dimensioni e collegati dal tema insolito del traditore pentito. Uno di essi, il notturno del “Cristo esce dal pretorio-Il pentimento di Pietro”, era già stato attribuito a Lotto da Roberto Longhi e poi da Antonio Boschetto; l’altro, “Giuda restituisce i 30 denari”, comparso più tardi sul mercato, ha una storia più controversa. Entrambi, però, sono esposti con una paternità dubitativa e sottoposti al giudizio degli altri studiosi». Chiudono il percorso le «Nozze mistiche di santa Caterina» da Palazzo Barberini e l’«Assunzione di Maria» di Celana, «un’opera del 1527, precisa la curatrice, e dunque realizzata già a Venezia, in cui la figura della Vergine che ascende al cielo è però strettamente connessa all’invenzione del Dio Padre che scende sulla terra, nella tarsia della “Creazione”». Completa la mostra un itinerario, che durerà oltre l’evento, attraverso le chiese e i luoghi in cui Lotto lavorò.

di Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 370, dicembre 2016


  • Lorenzo Lotto, Autoritratto (?), 1510-13 circa, olio su tavola Madrid, Thyssen-Bornemisza, cm 43 x 35
  • Gianfrancesco Capoferri (da disegno di Lorenzo Lotto), La Creazione, 1523, tarsia lignea Bergamo, Luogo Pio Colleoni

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