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Roma, la Via della Seta passa dal Quirinale

Concerto di donne, Stabia, I secolo, affresco Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Roma. La nuova «Via della Seta» promossa dalla Cina non riguarda solo Paesi e regioni a prevalenza musulmana, ma ha invaso anche i saloni affrescati della Galleria di Alessandro VII al Quirinale, con una preziosa scelta di opere «Dall’antica alla nuova Via della Seta», a cura di Louis Godart, David Gosset e Maurizio Scarpari (dal 6 dicembre al 26 febbraio).

La storia dei rapporti commerciali e culturali tra Oriente e Occidente parte dal V millennio a.C., quando a viaggiare erano soprattutto lo stagno e beni di lusso come lapislazzuli e giada. La seta arriva solo molto più tardi e approda nell’antica Roma diventando subito un bene richiestissimo, mentre la denominazione di Via della Seta è del 1877, fortunata invenzione del geografo tedesco Ferdinand von Richthofen.

Si parte subito con i capolavori, una Testa femminile in scisto verde di arte del Gandhara e un rilievo funerario di Palmira, mitica città di scambi lungo la Via della Seta, entrambe dal Museo d’Arte Orientale di Roma, una tavoletta cuneiforme di VI secolo a.C. dal Louvre che tratta di questi commerci, figure in terracotta dipinta e invetriata di dinastia Tang provenienti soprattutto da Torino, compreso un gruppo di sei suonatori a cavallo e un misterioso Straniero dal volto velato, ma anche dal Musée Cernuschi di Parigi e dal British di Londra.

La sala seguente espone rarissimi codici cartografici, pergamene, incunaboli, con molti prestiti dalla Biblioteca Marciana di Venezia, tra cui il testamento e la prima edizione italiana de Il Milione di Marco Polo (1496). Di fronte, esempi di sete e tessuti colorati trecenteschi prestati dal Bargello di Firenze e da Lione, affiancati da un affresco di I secolo da Stabia del Man di Napoli con un Concerto di donne, quelle stesse travolte dall’entusiasmo per le sete arrivate dall’Oriente a Roma.

In mostra per la prima volta i parati liturgici del papa domenicano Benedetto XI (1240-1304) dalla basilica di San Domenico a Perugia, tra i più rari e preziosi panni tartarici conservati in Europa, appena restaurati. Poi una scelta di arte del Gandhara, ceramiche di varie epoche e fatture, tra cui, dal Louvre, una coppa in lapislazzuli dalla Battriana di fine III-inizi II millennio a.C. 80 capolavori in tutto, affiancati da una ventina di opere moderne cinesi, non all’altezza, per usare un eufemismo.

L'ingresso alla mostra è gratuito. Prenotazione obbligatoria al n. 06.39967557 o sul sito palazzo.quirinale.it.

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 5 dicembre 2016


  • Rilievo funerario Palmira, Siria, inizio del III secolo  Calcare dorato e dipinto Roma, Museo delle Civiltà / Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”
  • Guardiano di tomba (zhenmushou) Cina, VIII secolo, Dinastia Tang (618-907) Terracotta  invetriata “a tre colori” (sancai) Parigi, Musée Cernuschi
  • Piatto con girotondo di pesci, Iran, fine XIII-inizio XIV secolo.  Ceramica silicea con decorazione a stampo dipinta e dorata, sotto invetriatura opaca colorata Parigi, Musée du Louvre
  • Buddha stante Pakistan, II-III secolo, arte del Gandhāra  Scisto Roma, Museo delle Civiltà / Museo Nazionale d'Arte Orientale “Giuseppe Tucci”
  • Qiu Qijing, «Capriccio d'acqua», Cina

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