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Palmira, ritorna l'incubo Isis

Gli estremisti riprendono il controllo del sito, liberato nove mesi fa dalle truppe governative siriane con l'aiuto dei militari russi

Il sito di Palmira, prima dell'occupazione dell'Isis

Tadmur (Siria). Crescono i timori per la sorte della città romana di Palmira, dopo la riconquista da parte delle forze dell'Isis. Il 10 dicembre militanti dello Stato Islamico hanno attaccato il sito di Palmira e la vicina città moderna di Tadmur, approfittando del fatto che le truppe governative siriane erano state mandate a combattere ad Aleppo, 200 chilometri a nord.

Lo scorso marzo i soldati del presidente Bashar Assad, con il sostegno militare russo, avevano riconquistato l'oasi nel deserto, rimasta sotto il controllo  dell'Isis per dieci mesi. Durante la loro prima occupazione di Palmira gli estremisti  dell'Isis avevano deliberatamente distrutto alcuni dei più grandi monumenti romani, risalenti in gran parte al I e II secolo d.C. Tra questi, i templi di Bel e Baalshamin, l'arco di trionfo e le tombe a torre. I miliziani avevano inoltre torturato e decapitato l'ottantaduenne Khaled al-Asaad, direttore del sito archeologico.

Maamoun Abdulkarim, il direttore delle antichità siriane, descrive la rioccupazione dell'Isis come «un incubo nero» e si dice «assolutamente convinto» che gli estremisti continueranno nella loro opera di distruzione. Fortunatamente, riferisce Abdulkarim, la maggior parte della collezione del Museo di Palmira per sicurezza è stata trasferita a Damasco.

Con la nuova caduta di Palmira nelle mani di Isis, le truppe governative siriane potrebbero essere dirottate nuovamente da Aleppo al sito archeologico, nel tentativo di riconquistarlo. Se la lotta su Palmira si intensificherà,  cosa che probabilmente avverrà nelle prossime settimane, c'è il pericolo che i resti romani superstiti vengano danneggiati dal fuoco incrociato.

Martin Bailey, edizione online, 12 dicembre 2016


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