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Archeologia


Pomezia, apre l'area archeologica dell'antica Lavinium

Il Santuario dei XIII altari di Lavinium a Pomezia (Roma)

Pomezia (Roma). Sarà firmato giovedì 15 dicembre alle ore 11 presso l’area archeologica di Lavinium, dalla soprintendente Alfonsina Russo e dal sindaco di Pomezia Fabio Fucci, il protocollo di intesa che porta all’apertura per la prima volta al pubblico vicino al borgo di Pratica di Mare dell’area archeologica dell’antica Lavinium, dopo le importanti e anche recenti campagne di scavo e restauro condotte dall’Università La Sapienza di Roma e dalla Soprintendenza per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale.

La visita, collegata al già aperto Museo Civico Archeologico Lavinium, tocca due monumenti eccezionali: l’Heroon di Enea, un tumulo di circa 18 metri di diametro risalente al VII secolo a.C., identificato come la tomba di Enea a partire da una leggenda ripresa da Cassio Dione, Dionigi di Alicarnasso e altri autori antichi; l’area sacra vera e propria, il Santuario dei Tredici Altari, un contesto arcaico monumentale scoperto negli anni Cinquanta, che ha fornito notevoli materiali votivi in terracotta oggi al museo civico e dove scavi più recenti hanno rivelato un quattordicesimo altare, restaurato e visibile insieme agli altri tredici nel percorso. La riapertura del Santuario si deve all'impegno di Stefania Panella, archeologa e responsabile scientifico e di Anna Paola Briganti, architetto e direttrice dei lavori di restauro.

Sarà il Comune di Pomezia a farsi carico di organizzare e gestire la fruizione pubblica all’area, anche grazie al mecenatismo della Johnson&Johnson Medical Spa, che ha sede lì vicino.
«Il sito archeologico di Lavinium, spiega la soprintendente Alfonsina Russo, è un importantissimo centro religioso antico che si trova all’interno della tenuta dei principi Borghese a Pratica di Mare, immerso in un’oasi naturalistica di suggestiva bellezza. Il complesso è fondamentale per la conoscenza del Latium Vetus, con i suoi tredici monumentali altari di tufo, rossi in origine, eretti tra il VI e il IV secolo a.C., l'edificio delle cerimonie e i resti di due fornaci per la produzione di oggetti votivi».

di Federico Castelli Gattinara, edizione online, 13 dicembre 2016


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