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Cornelius Gurlitt sapeva quel che faceva

Lo ha stabilito la corte. Quasi più nulla ostacola la presa in carico delle opere della collezione da parte del Kunstmuseum di Berna

Il Kunstmuseum di Berna

Monaco di Baviera (Germania). Cornelius Gurlitt era capace di intendere e di volere, allorché scrisse il contestato testamento che nominava il Kunstmuseum di Berna erede della sua collezione di opere d'arte, ma anche di ogni altro suo avere. È questa la conclusione cui è giunta oggi, 15 dicembre 2016, la corte di Monaco alla quale si era appellata la cugina di Cornelius Gurlitt, Uta Werner: secondo la donna, lo stato di salute mentale del parente era compromesso, allorché mise nero su bianco quella peculiare decisione.

Dal Kunstmuseum di Berna, che aveva formalmente accettato l'eredità nel novembre 2014, il vicepresidente, Marcel Brülhart, si dice soddisfatto della sentenza e torna subito a parlare della mostra congiunta svizzero-tedesca che già mesi fa era stata annunciata e che in tempi brevi dovrebbe presentare finalmente al pubblico le 1.500 opere della raccolta.
Irrisolto è invece ancora il nodo della loro provenienza, visto che solo per una decina di esse la Task Force appositamente istituita nel 2014 e finanziata dallo stato tedesco, ha completato le ricerche: alcune opere di elevato valore sono già state restituite, come «Donna seduta» di Matisse o «Due cavalieri sulla spiaggia» di Max Liebermann, ma una perizia della commissione aveva appurato che oltre 600 opere potrebbero essere frutto di razzie.

La collezione di 1.280 opere era stata rinvenuta nel febbraio 2012, in seguito d un controllo fiscale, nell'appartamento di Monaco di Cornelius Gurlitt, figlio ed erede di Hildebrand Gurlitt, uno degli agenti di Hitler incaricati da un lato di ammassare opere razziate o acquisite al ribasso nei territori occupati, in particolare in Francia, e dall'altro di far cassa con la loro vendita.
Nel febbraio del 2014 erano state rinvenute ulteriori 200 opere in una casetta presso Salisburgo di proprietà di Cornelius.
In tutto dunque circa 1.500 opere, con fulcro sull'arte soprattutto tedesca e francese tra Ottocento e primo Novecento con circa 500 lavori ascrivibili all'arte bollata come «degenerata» dai nazisti.
Le opere maggiori sono riconducibili ad artisti della Nuova Oggettività, del Gruppo «Die Brücke» e del «Cavaliere Azzurro», ma vi sono anche opere di Paul Cézanne, Paul Gauguin, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir.

In una prima reazione alla sentenza, dal museo svizzero si fa sapere che le ricerche sulla provenienza sono previste «presumibilmente fino alla fine del 2017» e verranno portate avanti dal Deutsches Zentrum Kulturgutverluste di Magdeburgo, che dall'inizio di quest'anno ha assunto i compiti della Task Force.
In base all'accordo tra Germania e Svizzera, il Kunstmuseum di Berna resituirà le opere che verranno identificate come razziate e terrà quelle risultate «molto probabilmente non razziate», laddove in caso di dubbio l'istituzione bernese «ha diritto di scelta».
Le opere  (che al momento sono custodite in un deposito vicino a Monaco) cominceranno a essere consegnate a Berna presumibilmente a partire dalla primavera del 2017.

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di Flavia Foradini, edizione online, 15 dicembre 2016


  • Cornelius Gurlitt. Foto: Markus Hannich

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