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Napoli, l'«Eruzione» di Micco Spadaro al Museo di San Martino

«L'Eruzione del Vesuvio del 1631» di Domenico Gargiulo ora al Museo di San Martino di Napoli

Napoli. Oggi alle ore 16, 30, presso il Museo di San Martino, viene presentato al pubblico il dipinto ad olio su tela dell’«Eruzione del Vesuvio del 1631» di Domenico Gargiulo, grazie a un acquisto promosso dal Mibact, favorito dalla sollecitazione della precedente direttrice del Polo Museale della Campania, Mariella Utili, per destinarlo al museo storico napoletano.

La tela raffigura la processione svoltasi all’indomani dell’eruzione del vulcano, nella notte tra il 15 ed il 16 dicembre 1631, dopo violente scosse di terremoto, simile a quella «pliniana» del 79 d.C., che distrusse Pompei. Le cronache dell’epoca narrano che il popolo sconvolto invocò l’intercessione del santo patrono e che, durante il cataclisma, si sarebbe verificato l’evento miracoloso, raffigurato marginalmente, dell’apparizione di san Gennaro in volo su di una nuvola, accompagnato da una ghirlanda di angeli, nell’atto di fermare con le braccia la nube venefica che stava per colpire Napoli.
La processione, partita dal Duomo, guidata dal cardinale Francesco Boncompagni e da un’autorità che andrebbe identificata col viceré conte di Monterrey, reca il busto e le ampolle del sangue del santo insieme ai busti-reliquiario dei compatroni. La scena ha luogo sullo sfondo di un paesaggio extramoenia, nella parte orientale della città, con abitazioni a un solo piano. Intensa è l’emozione trasmessa dalla gente comune scesa in piazza. Il popolo, atterrito dal cataclisma, s’inginocchia devotamente, invocando l’estremo aiuto alle immagini sacre. L’«Eruzione» fu realizzata, con ogni probabilità, nella fase matura di Micco, tra il 1656 e il 1660, come si scorge da una pennellata fluida, leggera e luminosa, con figure più allungate.

Quando Bernardo De Dominici, nel 1742, narrando della vita del pittore Domenico Gargiulo, meglio conosciuto sotto il nome di Micco Spadaro, vide in casa del nobile napoletano Antonio Piscicelli il quadro raffigurante l’«Eruzione del Vesuvio del 1631», lo considerò subito «Fra li quadri più belli di Domenico […]». Il biografo napoletano lo vide insieme ad altre due tele del maestro, «La peste al Largo del Mercatello» e la «Rivolta di Masaniello» entrati nelle collezioni dello stesso museo da antica data, ed è presumibile che dalla collezione Piscicelli provenissero pure i due piccoli dipinti dai soggetti cruenti, «La punizione dei ladri al tempo di Masaniello» e «L’Uccisione di don Giuseppe Carafa», esposti ora tutti insieme, in sequenza tematica e cronologica nel Museo Nazionale di San Martino.
L’«Eruzione» giunse nel 1920, per via ereditaria, al barone Giuseppe Carelli che la destinò agli ultimi proprietari, la famiglia Pasca di Magliano, che per decenni ne ha garantito l’accesso agli studiosi e il prestito a numerose esposizioni, dalla mostra «Civiltà del ’600 a Napoli», del 1984, a quella monografica dedicata a Domenico Gargiulo, nel 2002.
La tela ha stringenti analogie stilistiche e formali con il quadro della «Peste», di cui ripropone il monogramma DG inciso su di un masso, presente raramente in altre opere del pittore.

di Luisa Martorelli, edizione online, 16 dicembre 2016


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