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A 35 anni Arco ha raggiunto la maturità

La fiera madrilena chiude l’edizione 2016 tra la soddisfazione generale. L’anno prossimo il Paese invitato sarà l’Argentina

Uno stand di ArcoMadrid 2016

Madrid. Carlos Urroz, il quarto direttore di ArcoMadrid dal 1982, anno di creazione della fiera d’arte contemporanea più importante della Spagna, è riuscito a superare gli anni più bui della crisi economica. L’edizione del 35º anniversario, che ha riunito 221 gallerie di 27 Paesi (solo il 29% spagnole), si è conclusa ieri con un unanime cum laude e circa 100mila visitatori dichiarati.

Secondo un’opinione generale Arco ha raggiunto la maturità e lo ha dimostrato con una fiera sobria, che ha bandito la provocazione, puntando su opere di alta qualità, ma friendly, opere che non richiedono la sala di un museo. Anche i prezzi sono stati più contenuti e la grande maggioranza delle proposte si è mantenuta sotto i sei zeri. La più cara, un nudo femminile di Antonio López, in vendita da Marlborough per due milioni di euro.

Per il 35º anniversario, Arco ha momentaneamente messo da parte la formula abituale e, anziché dedicare una sezione al Paese invitato, ha affidato a María  Corral, la più autorevole curatrice spagnola e alla figlia Lorena, una selezione delle 35 gallerie che in questi anni hanno contribuito a forgiare il prestigio della fiera. Con questo sistema ha ottenuto la presenza di grandi nomi, assenti anche e soprattutto a causa dell’overbooking di appuntamenti internazionali, come Marion Goodman, Lisson, Kurimanzutto e Noero di Torino, unico italiano selezionato per la sezione commemorativa, con Lara Favaretto e Simon Sterling.

«Tutte le gallerie hanno fatto uno sforzo speciale per mantenersi all’altezza dei grandissimi nomi. Non mi riferisco solo all’alta qualità delle opere, ma anche al modo di esporle», indica Corral, direttrice della Biennale di Venezia 2005, riferendosi anche al fatto che molte gallerie hanno preferito presentare più opere di meno artisti e nel caso della sua sezione, battezzata con ottimismo «Immaginando altri futuri», solo due creatori per galleria.
Alto livello anche nelle abituali sezioni curate: Opening, riservata a gallerie con meno di sette anni di traiettoria, in cui ha partecipato Brand New Gallery di Milano con Graham Wilson e Solo Projects dedicata alla creazione latino americana in cui Deanesi di Trento ha presentato il lavoro dell’artista cubano Tonel.

«È una bella fiera e veniamo sempre volentieri», afferma Astuni di Bologna tra i fedelissimi di Arco, insieme a Continua con una reinterpretazione di Mark Rothko firmata da Juan Araujo, Studio Trisorio, che rappresenta da più di dieci anni l’artista catalana Eulalia Valldosera e il napoletano Alfonso Artiaco. «Ci sono cose interessanti e tanta gente, anche se i meccanismi monopolistici favoriscono le gallerie spagnole. Io per alcuni anni mi sono mosso di più nei mercati asiatici, partecipando a fiere emergenti come quella di Singapore, ma adesso sono tornato, attratto anche dalla prossima inaugurazione di Arco Lisbona», spiega Giorgio Persano che espone opere di Susy Gómez, Kounellis e Pedro Cabrita Reis. Figliol prodigo che ritorna dopo quasi dieci anni di assenza, Persano fa parte del comitato organizzatore che si incaricherà anche del primo satellite di ArcoMadrid, la nuova ArcoLisbona, che si terrà dal 26 al 29 maggio. Quest’anno riunirà solo una quarantina di gallerie, ma nasce sotto i migliori auspici ed elimina definitivamente la frustrazione residuale per aver perso parte del mercato latinoamericano con l’apertura di Art Basel Miami.

«Arco offre l’opportunità di vedere un insieme di gallerie, artisti e opere che non si trovano in nessun’altra fiera europea e continua ad essere un punto di riferimento per l’arte latinoamericana», assicura la collezionista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, che ha ricevuto uno dei Premi A, con cui Arco riconosce i collezionisti più attivi.

Come sempre la presenza di artisti italiani nelle gallerie straniere non è particolarmente abbondante, se si esclude un insieme di opere di Mario Merz nella galleria tedesca Kewenig e sporadici lavori di giovani come Rossella Biscotti (mor charpentier) e Federico Solmi (Anita Beckers).

Nonostante la reticenza di galleristi e organizzatori, il volume di affari, assicurato anche da un gruppo di 300 collezionisti e direttori di museo invitati, è stato più che soddisfacente: il Museo Reina Sofía di Madrid da solo ha speso più di 400mila euro acquistando 19 opere di  10 artistas (Ignasi Aballí, Juan Luis Moraza, María Ruido, Joan Rabascall, Dorothy Iannone, Anna Bella Geiger, Dominique Gonzalez-Foerster; Allan Sekula e Antoni Tàpies); il multimilionario Jorge Pérez ha comprato almeno 15 opere per il suo museo di Miami.

Ancora una volta gli artisti latinoamericani hanno trionfato e in generale tra gli artisti più venduti si contano Danh Vo, Pedro Cabrita Reis, Tacita Dean, Néstor Sanmiguel Diest, Ángela de la Cruz, Juan Uslé e Daniel Canogar, uno dei rari rappresentanti di un’arte tecnologica e sperimentale, che ha riscosso un grande successo con una pittura digitale che si crea a partire dalle immagini di YouTube liquefatte.
Il prossimo anno Arco tornerà al format abituale con l’Argentina come Paese invitato.

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