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Accordo storico per le statue Torlonia

Tornerà visibile la preziosa collezione privata. Nel 2017 una mostra a Roma a cura di Salvatore Settis

Haestia Giustiniani, simulacro di Vesta, principale ornamento della Galleria Giustiniani

Roma. Franceschini ha definito giustamente «storico» l’accordo per la fruizione pubblica della collezione Torlonia firmato il 15 marzo nella sede Mibact del Collegio Romano, tra i direttori generali per l’archeologia e le belle arti Gino Famiglietti e Francesco Scoppola, il soprintendente per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’area archeologica di Roma Francesco Prosperetti e il trentaquatrenne Alessandro Poma Murialdo, rappresentante legale della Fondazione Torlonia. Si tratta della più importante raccolta privata d’arte antica al mondo, 620 capolavori greci e romani, che nel 1859 il principe banchiere Alessandro Torlonia volle ordinare in un museo di 77 sale nel palazzo di via della Lungara. Poi circa 40 anni fa la chiusura e la trasformazione del palazzo in 93 miniappartamenti abusivi, come verificato nel 1979 dalla Corte di Cassazione, che riferisce del trasferimento delle centinaia di sculture «in locali angusti, insufficienti, pericolosi, rimosse dai locali destinati a museo, stipate in maniera incredibile, addossate l’una all’altra senza alcun riferimento storico o di omogeneità».

Da allora si è cercato in tutti i modi una soluzione al problema: se ne occuparono tra gli altri Antonio Cederna, Walter Veltroni da sindaco di Roma, Silvio Berlusconi da premier, nel 2002 un apposito disegno di legge, tutti senza esito, mentre il reato edilizio cadeva in prescrizione.
Oggi si festeggia l’accordo dopo un lungo dialogo che evidentemente ha convinto i proprietari. Un percorso condiviso, che avrà come primo esito una mostra a Palazzo Caffarelli nella seconda metà del 2017 curata da Salvatore Settis, dai 60 ai 90 pezzi della collezione che saranno naturalmente ripuliti e restaurati (la scelta è ancora tutta da decidere, assicura Settis, che si sbilancia solo sul Sarcofago Savelli).
La mostra avrà poi due tappe, una in Europa e una negli Stati Uniti, città e sedi top secret. Solo dopo ci sarà l’allestimento permanente in una prestigiosa sede romana da stabilire di comune accordo, cercando di ricordare anche l’allestimento storico.

La raccolta è di eccezionale rilevanza non solo per i molti capolavori che conserva, ma anche come collezione in sé, avendo assorbito nell’Ottocento alcune delle maggiori raccolte nobiliari e non solo di antichità, in primis la Giustiniani, ma anche Caetani Ruspoli, Albani insieme alla villa sulla via Salaria, Bartolomeo Cavaceppi e altre, oltre ai pezzi rinvenuti nelle proprietà Torlonia a Roma e dintorni. E anche per la visione dell’antico dei secoli passati, con restauri e integrazioni talvolta quasi più interessanti delle sculture stesse, firmati in alcuni casi da Algardi, Bernini, Duquesnoy.

Ai Torlonia rimarrà la proprietà della collezione, ma anche l’onere della manutenzione e dei restauri. Le opere «sono state finora conservate con cura e sottoposte a una costante e scrupolosa opera di restauro», assicura Poma e aggiunge: «non è vero che siano state stipate in degli scantinati, ma raccolte in tre sale dell’ex museo poi murate per ragioni di sicurezza. I 21 pezzi più belli, su richiesta della Soprintendenza, sono stati invece trasferiti nel nostro palazzo di via della Conciliazione».

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