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Mostre


Trovare l'equilibrio su un tappeto liquido

Al Macro il percorso contemplativo dell'azero Faig Ahmed

il grande tappeto "Liquid", 2014, 550 x 250 cm, tappeto in lana tessuto a mano

Roma. Tappeti che si liquefano, misticismo, ricerca di equilibrio ed evocazioni ascetiche questo e molto di più in «Points of Perception», mostra di Faig Ahmed, a cura di Claudio Libero Pisano in collaborazione con Montoro12 Contemporary Art, al Macro fino al 29 marzo. In un esterno (il Macro Testaccio) dall’aria dismessa e abbandonata, tra erbacce e transenne, si apre lo spazio espositivo dedicato all’artista azero, un percorso volto alla contemplazione e alla ricerca dell’assoluto attraverso un linguaggio attinto dall’iconografia sufi.

Faig Ahmed, uno degli artisti più internazionali della scena dell’Azerbaigian, con partecipazioni alla Biennale di Venezia nel 2007 e nel 2013, con all’attivo mostre a Dubai, New York,  Londra, Parigi, New Delhi, intraprende in questa mostra un cammino che oltrepassa l’iniziale interesse verso la destrutturazione della tradizione per approdare a una scoperta interiore. Noto per la sperimentazione sui tappeti, supporto simbolo della produzione manifatturiera dell’Azerbaigian che mantiene inalterati da secoli disegni e lavorazione, Faig Ahmed ribalta e ridefinisce la fissità storica, la piega verso il contemporaneo, fa della liquefazione strutturale dei suoi supporti un cambio di stato e non una dissoluzione, un passaggio dall’antico al moderno modulato con un’estetica tecnologica. Di notevole impatto l’installazione «Wave» che invade tutto lo spazio centrale del padiglione del Macro con un enorme tappeto da moschea, innalzato come un’onda a rielaborare in chiave spirituale la tradizione religiosa.

Il percorso della mostra presenta una serie di video che mettono in scena riferimenti alla mistica sufi, alla riflessione e all’eremitaggio, come in «Pir», girato a pochi km da Baku, tra grotte, luogo di anacoreti, e rocce, che vengono avvolte con un filo dall’artista, legame ed evocazione a rituali arcaici. Le altre opere visive allestiscono coreografie ascetiche alla ricerca dell’armonia, del bilanciamento e del centro, così in «Dance» i cappelli dei dervisci, neri e giganti totem, diventano oggetti impossibili da indossare ma reali pretesti per una prova fisica di stabilità. Il tentativo di equilibrio ritorna anche in «Limits», video di una performance che vede l’artista camminare, con dei cuori di animali legati alla parte anteriore del piede, su un tappeto circolare a cui sono fissati dei chiodi, il sangue diventa decorazione e simbolo del percorso interiore.
In «Alef», Faig Ahmed legge le pagine di un libro su cui sono scritte centinaia di lettere identiche, l'alef appunto, origine, inizio e fine, presupposto di una conoscenza che fa dell’indagine la propria essenza.

di Graziella Melania Geraci, edizione online, 15 marzo 2016


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