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Mosca, 59 sculture rinascimentali italiane rispuntano al Museo Pushkin

Scomparse da Berlino durante la seconda guerra mondiale e credute distrutte in un incendio, erano state portate in Russia dall'Armata Rossa

Mino da Fiesole, Ritratto di giovane (1472 circa, fotografia scattata prima del 1945). © Archiv SBM. Staatliche Museen zu Berlin. Preußischer Kulturbesitz. Skulpturensammlung und Museum für Byzantinische Kunst.

Mosca. Secondo la Stiftung Preussischer Kulturbesitz, la Fondazione per il patrimonio culturale prussiano, alcuni storici dell’arte hanno scoperto al Museo Pushkin di Mosca 59 sculture rinascimentali italiane che mancano dalle collezioni di Berlino dalla fine della seconda guerra mondiale. Tra queste opere di Donatello (nella foto in alto, «Flagellazione»), Luca della Robbia, Nicola e Giovanni Pisano, Andrea Verrocchio, Francesco Laurana e Mino da Fiesole (nella foto, scattata prima del 1945, «Ritratto di ragazza», 1472) che prima della guerra erano conservate nel Bode Museum di Berlino, all’epoca Kaiser Friedrich Museum. Le sculture erano tra i tesori dell’arte di Berlino nascosti in una torre di controllo della contraerea di Friedrichshain, nella zona est della città, uno dei depositi usati per proteggerle dai bombardamenti durante la guerra. A maggio 1945 l’edificio fu colpito da due incendi e molte opere si credettero distrutte, tra queste anche un «San Matteo» di Caravaggio. Tutto ciò che scampò alla distruzione fu confiscato dalle truppe sovietiche e portato a Mosca.

Per decenni gli storici dell’arte tedeschi non hanno avuto modo di sapere che cosa venne distrutto negli incendi e che cosa invece fu  trasportato in Unione Sovietica. Ma dal 2005, decine di musei tedeschi e russi hanno iniziato a collaborare su diversi progetti per ricostruire il destino delle opere d’arte di cui si sono perse le tracce in entrambi i Paesi.
La scoperta delle 59 sculture è stata resa pubblica il 3 maggio scorso durante una conferenza al Kunsthistorisches Institut di Firenze tenuta da Neville Rowley e Vasily Rastorguev, curatori rispettivamente al Bode Museum e al Pushkin. «La maggior parte delle sculture era danneggiata, alcune persino in frammenti, afferma Neville Rowley, curatore di arte del Rinascimento italiano al Bode Museum, che faceva parte del gruppo  di ricerca. Al momento non possono essere esposte, ma è in programma una loro mostra al Pushkin dopo il restauro». L’anno scorso il gruppo ha annunciato la scoperta di una delle sculture di Donatello, un bronzo di Giovanni Battista gravemente danneggiato dagli incendi, di cui pare sia possibile un restauro parziale. «Abbiamo scoperto che le sculture scampate agli incendi nella torre della contraerea erano di marmo, bronzo e terracotta, quelle di stucco o legno invece non sono sopravvissute. Anche i dipinti, come quello di Caravaggio, sono probabilmente andati distrutti a causa della fragilità del materiale».

Dopo la seconda guerra mondiale, le «Brigate trofei» dell’Armata rossa sottrassero più di 2,6 milioni di opere d’arte dalla Germania Est, considerandole una riparazione per i saccheggi e la distruzione del patrimonio culturale sovietico da parte delle truppe tedesche. Nel 1958, in segno di amicizia verso il regime comunista della Germania Est, l’Unione Sovietica restituì circa 1,5 milione di opere alla Germania; tra queste anche i fregi dell’altare di Pergamo.

Restano in Russia e negli Stati dell’ex Unione Sovietica circa 1 milione di oggetti, oltre a milioni di libri e materiale d’archivio. La Germania li considera una sua proprietà, ma la Russia ha rifiutato di restituirli, considerandoli una compensazione per le sue perdite. Nel 1996 la Duma approvò una legge in cui li dichiarava proprietà russa. Finora gli sforzi politici per trovare una soluzione sono falliti. I progetti di ricerca congiunti dei musei intendono localizzare, identificare, restaurare ed eventualmente esporre i tesori mancanti.
Il 19 maggio, Hermann Parzinger, presidente della Stiftung Preussischer Kulturbesitz, ha dichiarato: «Non possiamo escludere di scoprire altro». I risultati finali della ricerca non saranno pubblicati prima del 2019, ha dichiarato.

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