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Controlli alla rete idrica e mascherine per la sicurezza dei musei fiorentini

La voragine che si è spalancata sul Lungarno Torrigiani a Firenze lo scorso 25 maggio

La voragine del Lungarno Torrigiani (manifestatasi a Firenze attorno alle 6.15 di mercoledì 25 maggio, Ndr) profonda circa 3,5 metri, larga circa 7 metri, e con una lunghezza di circa 100 metri, provocata dalla rottura di una vecchia tubatura con un diametro di 70 centimetri, installata da circa 70 anni, è preoccupante. Purtroppo sembra che una buona percentuale degli oltre 200 chilometri di rete idrica fiorentina si trovi nelle stesse condizioni.
In caso di eventi simili, sotto i maggiori musei fiorentini ci potrebbero essere conseguenze ancora più gravi, e al posto delle auto potrebbero essere inghiottite alcune opere d'arte.
In attesa di mettere in sicurezza i vecchi musei, o di spostare le opere più importanti in musei più sicuri e antisismici (iniziando con il David di Michelangelo), bisogna almeno esaminare al più presto le condizioni della rete idrica nelle zone limitrofe e utilizzare gli accorgimenti che qui elenco.

Un gruppo di 60 persone, equivalente a un peso concentrato di circa 4,5 tonnellate, che si avvicina e si allontana rapidamente dalle opere d'arte e per molte volte al giorno, provoca oscillazioni e vibrazioni nocive alle statue e ai pavimenti (specialmente se sotto ci sono vecchie tubazioni). Se per esempio i visitatori si avvicinassero alle statue, in «fila indiana», così come fanno nell'attesa di entrare fuori dalla Galleria dell'Accademia di Firenze, e non in gruppi di 60 persone per volta, forse oggi avremmo meno problemi di avvallamenti dei pavimenti deboli (come nella Sala della Niobe agli Uffizi) e di microcrepe nelle statue (David di Michelangelo). In uno spazio definito e limitato come un museo non si può continuare a far aumentare all'infinito il numero dei visitatori. Si deve verificare con i tecnici del Cnr se alcuni dei musei più noti siano in grado di sopportare l'ulteriore quantità di vapore acqueo inquinato emesso dai visitatori con la respirazione. Temo che si sia già al limite dell'inquinamento da «fruizione di massa».

A che cosa servono le sofisticatissime e costosissime apparecchiature, installate per controllare che all'interno dei musei ci sia il giusto microclima, se poi nei giorni di pioggia si permette l'ingresso ai visitatori con le scarpe infangate e con i vestiti e gli impermeabili di plastica, inzuppati di acqua meteorica inquinata, con un gocciolamento che, aiutato dall'aria condizionata, si distribuisce ovunque? Un paio di copriscarpe monouso costa soltanto 10 centesimi e risolverebbe molti problemi… Anche una mascherina costa circa 10 centesimi e dovrebbe essere utilizzata prima di entrare nei musei dove si trovano le opere più delicate e gli affreschi come quelli di Giotto a Padova o il Cenacolo Vinciano a Milano. In tal modo i restauri e relativi costi verrebbero notevolmente ridotti.

Fernando De Simone, ingegnere, Firenze

di Fernando De Simone, edizione online, 31 maggio 2016


  • La voragine che si è spalancata sul Lungarno Torrigiani a Firenze lo scorso 25 maggio

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