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Fontego dei Tedeschi, si apre

Il palazzo veneziano vicino al Ponte di Rialto, già sede delle Poste, convertito in una galleria commerciale di lusso dalla ristrutturazione dello studio Oma

Il rinnovato Fondaco dei Tedeschi aprirà al pubblico il 1° ottobre

Venezia. A due giorni dall’apertura al pubblico (il primo ottobre) il Fontego dei Tedeschi si svela in anteprima alla stampa nell’allestimento firmato dal britannico Jamie Fobert per il gruppo francese del lusso Dfs.
Dopo tre anni di lavori (il progetto è firmato dallo studio Oma) l’ex palazzo delle Poste si offre ora nella sua interezza: 9mila metri quadrati distribuiti su tre piani cui si aggiunge un quarto livello per l’event pavilion. Una «lifestyle experience» come recita il comunicato stampa, per la prima gallery in Europa del gruppo che punta molto sulla città lagunare, sulla sua capacità attrattiva ma, soprattutto, negli intenti, sulla valenza dell’immobile stesso, sulla rivitalizzazione e riappropriazione da parte della cittadinanza e del visitatore occasionale; per creare una maggiore consapevolezza del sito, ci dicono, un progetto di mediazione con l’Ateneo di Ca’ Foscari assicurerà da ottobre a gennaio ogni week end l’opportunità al pubblico di conoscerne la storia.

Rispettando la convenzione siglata nel 2011 tra Comune e proprietà (accesso pubblico di corte, ballatoi, terrazza panoramica nonché fruizione della corte e nuovo padiglione per pubblici eventi 10 giorni all’anno) i referenti del gruppo francese ne ribadiscono gli intenti. Preannunciano una programmazione di eventi annuale tra conferenze, presentazioni letterarie, musica, proiezioni cinematografiche. Per l’event pavillion, all’installazione di Plessi («Under Water» sino al 15 gennaio) seguirà già un'altra esposizione mentre non si esclude che lo spazio possa diventare sede di un evento collaterale alla prossima Biennale d’Arte.

Tranquillizzati gli animi sulla pubblica fruizione dell’antica fabbrica, non resta che esplorarla nella sua nuova natura, quella di luxury gallery.
Dai ballatoi con arcate a tutto sesto che su tre livelli ritmano lo spazio attorno alla corte coperta scendono, come insegne, broccati di Rubelli: women’s fashion & jewelry al primo piano, men’s fashion & watches al secondo, women’s beauty al terzo.
L’allestimento, che pervade anche parte dei corridoi e del porticato al piano terra, varia a seconda della tipologia merceologica e delle firme: borse e scarpe troneggiano su sinuose superfici marmoree sorrette da dorate colonnine tortili o scanalate mentre in quella che fu, al terzo piano, l’ex sala dei telegrafi, ora reparto beauty, sotto le travi reticolari in cemento armato galleggiano arzigogolanti supporti per l’apparato illuminotecnico.

Nell’event pavilion Fabrizio Plessi accoglie i giornalisti spiegando la sua installazione. 60 schermi sulle pareti in ottone volute da Koolhaas riproducono mosaici che si dilatano, si restringono, prendono vita fluttuando sotto la superficie acquea. Tutt’attorno l’atmosfera è scandita dalla musica di Michael Nyman «Water Dances».
«Ho voluto rendere un omaggio a Venezia, ci dichiara l’artista. È il mondo bizantino che s’intreccia con quello veneziano. Ho voluto cimentarmi in una sfida con me stesso. Ho cercato d’inserirmi nella logica di Koolhaas ma non è stato facile: non c’è un metro di muro bianco.
I 60 schermi riproducono frammenti di un mosaico digitalizzato, appositamente creato e non realmente esistente. Gli effetti speciali conferiscono la percezione di un’immagine sott’acqua. Si tratta di un mosaico che trasmette un senso Zen, che respira. Credo sia la metafora più giusta per questo lavoro». Ma la sfida più grande, ci confessa, sarà il prossimo anno quando la città di Venezia gli recherà omaggio mettendogli a disposizione per un mese il Teatro La Fenice.

Infine da questo ambiente «vitreo» per pavimentazione e copertura sormontata dalla grande lanterna si accede alla terrazza panoramica dove lo sguardo si allarga e si perde sull’intera città lagunare. Democratico privilegio (finalmente) nell’illusione di poterla da lassù possedere.

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Fondaco dei Tedeschi: la terrazza sul tetto che scotta

di Veronica Rodenigo, edizione online, 29 settembre 2016


  • La terrazza di T Fondaco dei Tedeschi. Foto:  SW Photography
  • Uno scorcio della galleria commerciale di T Fondaco dei Tedeschi. Foto: Matteo De Fina
  • L'event pavilion di T Fondaco dei Tedeschi. Foto: SW Photography
  • Una panoramica della corte di T Fondaco dei Tedeschi. Foto: Foto:  SW Photography
  • L'ingresso dell'Event Pavilion di T Fondaco dei Tedeschi. Foto: Matteo De Fina
  • Foto: Matteo De Fina
  • Fabrizio Plessi. Foto di Matteo De Fina

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