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Basilea, alla Fondation Beyeler compleanno con Monet

L'istituzione svizzera festeggia il ventennale con una mostra sul padre dell'Impressionismo

Claude Monet, «Coucher de soleil sur la Seine, l'Hiver», 1880, Pola Museum of Art, Pola Art Foundation

Basilea (Svizzera). La Fondation Beyeler ritorna a Monet. Nel 2002 il museo svizzero aveva già dedicato al maestro dell’Impressionismo un’ampia mostra che studiava i suoi ultimi lavori e le influenze sugli artisti moderni e contemporanei. Per il 20mo anniversario dell’istituzione inaugurata nel 1997, «ci è sembrato naturale tornare a interessarci a questo artista, anche se l’approccio è totalmente diverso», hanno spiegato il curatore Ulf Küster e il direttore Sam Keller.
La nuova monografica, allestita dal 22 gennaio al 28 maggio, presenta 50 importanti tele del pittore francese, scomparso a Giverny, in Normandia, nel 1926 a 86 anni. Cinque appartengono alla collezione della Fondation Beyeler, tra cui il grande trittico «Lo stagno delle ninfee» (200,5x301 cm), che Monet dipinse in atelier nel 1917-20 e ricorda gli ampi pannelli delle «Ninfee» che l’artista donò allo Stato francese e sono esposti nell’Orangerie di Parigi. Del museo sono anche una versione della «Cattedrale di Rouen, il portale (effetto al mattino)» del 1894, «Il ponte giapponese», uno scorcio del giardino di Giverny dipinto tra il 1918 e il 1924, e due tele sul tema delle ninfee. Le altre opere esposte giungono da alcuni dei più importanti musei del mondo, tra cui il Musée d’Orsay di Parigi («En norvegienne. In barca a Giverny», 1887), il Metropolitan Museum of Art di New York, l’Art Institute di Chicago e il Pola Museum of Art di Hakone, in Giappone («Tramonto sulla Senna. Effetto inverno», 1880).
La mostra si concentra sul periodo 1880-1905, ossia dopo alcuni anni dalla nascita dell’Impressionismo, quando nell’estate del 1869 Monet e Renoir dipingevano entrambi «La Grenouillère» sull’isola di Croissy, sulla Senna, inventando la nuova tecnica. Nel 1880, Monet entrava in una nuova fase artistica, certo influenzata dalla morte, l’anno precedente, della prima moglie Camille. Da questo momento «la sua arte diventa più personale e il suo stile pittorico meno “impressionistico”, scrivono Küster e Keller in catalogo. La cosa più importante è che sempre di più Monet fa della pittura in sé il tema stesso della sua arte».

La mostra non è cronologica ma tematica e si sofferma sulla ripetizione ossessiva degli stessi motivi nella ricerca delle forme «pure» e sulle tematiche care a Monet: vedute della Senna con filari di pioppi riflessi nell’acqua, paesaggi costieri al tramonto con il gioco di luci e ombre, ma anche paesaggi urbani come la serie degli scorci della città di Londra, del Waterloo Bridge e soprattutto del Charing Cross Bridge che si intravede appena nella nebbia. La mostra si chiude sulla serie dei gigli d’acqua. «Scegliendo di concentrarci su un piccolo aspetto della sua opera, abbiamo l’impressione di mostrare tutto Monet».

di Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 371, gennaio 2017


  • Claude Monet, «Vue de Bordighera», 1884, The Armand Hammer Collection, Hammer Museum, Los Angeles
  • Claude Monet, Nymphéas, 1916-1919, Fondation Beyeler. Foto: Robert Bayer
  • Claude Monet, «Charing Cross Bridge», 1903, Harvard Art Museums Fogg, Photo Imaging Department © President and Fellows of Harvard College
  • Claude Monet, «En Norvegienne», Musée d'Orsay, 1887, Photo © RMN-Grand Palais (Musée d'Orsay) Hervé Lewandowski
  • Theodore Robinson, Ritratto di Monet, 1888–90 ca,  Cianotipia, 24 x 16,8 cm Terra Foundation for American Art, Chicago, Gift of Mr. Ira Spanierman, 1985 Foto: © Terra Foundation for American Art, Chicago / Art Ressource, NY

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