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Teoria della relatività del vuoto

Stefano Cagol, «Star & Stripes. Redouble», 2013, frame

Milano. L’idea del vuoto di Stefano Cagol (Trento, 1969) come chiave di lettura della realtà è proteiforme, anche quando è declinata attraverso il video, unico medium della mostra milanese «The Consequences of Vacua», in corso fino al 20 ottobre da  Canepaneri. Tecnologia patinata, osservazione del presente, passione per la natura e un pizzico di esoterismo si compendiano nelle diverse suggestioni che l’artista ci propone. La bandiera americana di «Stars & Stripes. Redouble, 2013» diventa altro mentre garrisce al vento; scompaiono le stelle, diventa suadente col movimento al ralenti che ci fa percepire spostamenti altrimenti impercettibili, «È la macchia di Rorschach della vuota era Trump, si connette coi nostri pensieri quotidiani», dice Cagol, che rilegge ciclicamente questo lavoro iniziato nel 2002. «È interessante notare come il lavoro sia percepito diversamente a seconda del frangente, oggi è di maggior impatto che durante la presidenza Obama. Anche la tecnologia cambia, i primi video delle bandiere erano realizzati in modo casalingo, questo lo definirei HD rétro».
Il loop è ipnotico, le strisce si arrotondano in giochi ottici. Ruota anche l’ambra di Adria in «Elektron (of the mind)», 2017, ma con significati ben diversi. Chiamata Elektron dai Greci era ritenuta pietra magica per le sue frequenze energetiche. Nel video un prezioso frammento di ambra ruota, le trasparenze molto illuminate. «Mi piaceva che l’oggetto mistico diventasse tangibile alla luce, con la sua energia che porta nel vuoto».
Qui il rallentamento del tempo, elemento sempre presente e importante della ricerca di Cagol, ci permette di leggere anche i minuscoli peluzzi di polvere che l’ambra, proprio per le sue proprietà, attira. Un tempo dilatato all’estremo è quello di «New Experiments on Vacua. Luftereer Raum, 2016»: mentre la proiezione dura nove minuti, la reale durata del video sarebbe di soli venti secondi. Girato durante una residenza di Cagol nella Ruhr, è l’astratta rappresentazione di fatti molto concreti: l’intera zona mineraria, inclusa la città di Essen, grazie agli scavi prodotti dall’uomo poggia su voragini. Qui Cagol per raccontare il vuoto scaraventa in aria preziose zolle di terra che diventano meduse, oppure filiformi presenze, in un astratto racconto con la terra protagonista; la colonna sonora è la traslazione in onde sonore dell’onda elettromagnetica del sole. «È interessante entrare nelle pieghe del tempo, conclude l’artista, per vedere cose che altrimenti non vedremmo».

di Michela Moro, edizione online, 5 ottobre 2017


  • stefano Cagol, New Experiments on Vacua. Luftereer Raum, 2016, frame

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