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Gallerie


Parigi

Grandeur e design

La Fiac continua irresistibilmente a crescere

Jennifer Flay. Foto © Henri Garat

Parigi. La 44ma edizione della Fiac-Foire internationale d’art contemporain, che si svolge dal 19 al 22 ottobre sotto la consolidata direzione artistica di Jennifer Flay (1959, Auckland, Nuova Zelanda), incrementa il numero delle gallerie accolte sotto la cupola a vetri del Grand Palais: quest’anno sono 192 (erano 189 nel 2016 e 105 nel 2015) in arrivo da 29 Paesi (tra i quali per la prima volta la Tunisia). Una quarantina di espositori sono delle new entries, tra le quali Cardi di Milano. Gli altri italiani sono Magazzino e Monitor di Roma, Continua di San Gimignano, Mazzoleni di Torino, Giò Marconi, Raffaella Cortese, Zero…, Francesca Minini, kaufmann repetto e Massimo De Carlo di Milano, Alfonso Artiaco di Napoli, P420 di Bologna, Massimo Minini di Brescia e Tornabuoni Art di Firenze (ma con sede anche a Parigi). Tra le grandi gallerie internazionali sono presenti Perrotin (Parigi), Gagosian (New York), Thaddaeus Ropac (Salisburgo) e David Kordansky (Los Angeles).
Tra le novità, una delle più interessanti riguarda una rentrée, quella della sezione design, che mancava dal 2010, con cinque gallerie, tutte parigine: Jousse Entreprise, kreo, LAFFANOUR - Galerie Downtown, Eric Philippe e Patrick Seguin. Ma la Fiac si espande sempre più anche al di fuori del Grand Palais. Dopo gli alberi bianchi e i totem di pietra di Ugo Rondinone, la place Vendôme ospita l’artista americano Oscar Tuazón e le sue tubature giganti di polietilene in cui è possibile entrare e camminare. Un’evocazione, secondo l’autore, «della carenza d’acqua che minaccia il nostro pianeta».
Diverse le mostre en plein air. Ai giardini delle Tuileries sono allestite per esempio le prime «case smontabili» di Jean Prouvé e sculture di Matt Mullican ed Erik Dietman. Per il settore «On site», lanciato l’anno scorso, che accoglie una quarantina di sculture e installazioni, il Petit Palais propone opere di Antoni Tàpies, Wang Wei, Joel Shapiro, Erwin Wurm e molti altri. Il museo invade anche l’avenue Winston Churchill, chiusa al traffico per l’occasione.

di Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 379, ottobre 2017


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