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Mostre


La forma della luce

Una veduta dell'allestimento della mostra di Shay Frisch allo Zac di Palermo

Palermo. Lo Zac-Zisa Arti Contemporanee ai Cantieri Culturali alla Zisa accoglie fino al 19 novembre le monumentali installazioni elettriche di Shay Frisch, nella mostra dal titolo «campo 121745_B/N» curata da Achille Bonito Oliva. Le rigorose strutture modulari dell'artista israeliano, composte da centinaia di migliaia di adattatori elettrici, occupano lo spazio espositivo dell'ex hangar, dando forma a estesi campi elettromagnetici. Di questa energia sottesa alle cose, vero centro linguistico e concettuale dell'opera, invisibile eppure reale, l'iconica manifestazione è un residuo, un semplice raggio di luce che filtra attraverso la tessitura fitta degli adattatori; moduli costruttivi ma anche unità di misura, questi ultimi riportano cabalisticamente, nel titolo dell'opera, l'estensione e i colori del campo.
La lunghissima navata dello Zac viene così attraversata da quello che a una analisi non superficiale appare come un canale energetico (che ha una straordinaria assonanza formale con il sistema idrico che gli arabi avevano utilizzato nel castello della Zisa che si trova poco lontano dallo Zac), in cui il raggio rosso guida l'occhio fino alla parete di fondo, dove a dominare è la presenza sublime e ieratica della luce bianca che emana dalla possente struttura circolare. Al centro dello spazio, a dare equilibrio all'installazione ambientale, la pianta geometrica dell'Iwan, la sala della fontana della dimora degli emiri, attraversata non più dall'acqua, ma dal raggio di luce che corre fino all'occhio elettrico del fondo. Dare forma all'invisibile, manipolare gli elementi naturali e misurare lo spazio con l'energia sembrano essere il centro del lavoro dell'artista che da anni vive in Italia. Nell'utilizzo a tratti metafisico della luce elettrica (nella Cabala l'Ein Sof è Dio come emanatore di energia attraverso le dieci Sephirot), facendo uso di dispositivi tecnologici d'uso comune, Frisch traspone in un linguaggio memore del simbolismo astratto di matrice americana (Mark Rothko, ma soprattutto Barnett Newman) le suggestioni filosofiche della mistica ebraica, dal campo della pittura a quello delle installazioni ambientali. La mostra promossa dall'assessorato alla Cultura del Comune è organizzata dall'associazione Mesime in collaborazione con la Fondazione Orestiadi.

di Giusi Diana, edizione online, 19 ottobre 2017


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