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Tutto su Monet

Al Vittoriano 60 opere del Musée Marmottan

Una veduta dell'allestimento della mostra «Monet» al Vittoriano. Foto di Iskra Coronelli per Arthemisia, 2017

Roma. Fu sua la colpa del termine «Impressionismo» lanciato con disprezzo dalle colonne di «Le Charivari» per bollare quegli artisti alla loro prima mostra di gruppo da Nadar. Era il 1874 e nello studio del fotografo era appesa una piccola veduta di Le Havre di Claude Monet (Parigi, 1840 - Giverny, 1926), intitolata appunto «Impression, soleil levant». Oggi la tela è conservata al Musée Marmottan Monet di Parigi, che presta le circa 60 opere (ma non questa) della mostra dedicata al pittore organizzata da Arthemisia al Complesso del Vittoriano dal 19 ottobre all’11 febbraio e curata da Marianne Mathieu, vicedirettrice del museo parigino. Museo che custodisce la più importante raccolta al mondo di opere del grande pittore francese, grazie soprattutto al  figlio Michel che nel 1966 donò all’Accademia di Belle Arti (che nel 1932 aveva ereditato il palazzo con tutte le collezioni d’arte dei Marmottan) la proprietà di Giverny e la sua raccolta di opere del padre. La mostra (catalogo Arthemisia) ripercorre l’intera carriera di Monet, a partire dalle celebri caricature di fine anni Cinquanta dell’Ottocento risalenti ai tempi del collegio di Le Havre, dove entrò a 10 anni e che lo resero subito popolare facendolo «scoppiare di orgoglio», come confessò lui stesso. Dei pochissimi ritratti, la maggior parte dedicati ai  figli, ne arrivano uno del primogenito Jean e tre del secondogenito Michel, avuti dalla prima moglie Camille Doncieux morta nel 1879 a soli 31 anni. E poi gli scorci di Londra, che visiterà quattro volte, tra cui «Londres. Le Parlement. Reflets sur la Tamise» (1905), le vedute di Argenteuil e Vétheuil degli anni Settanta, quelle successive della Normandia, dove aveva appreso i rudimenti della pittura en plein air con Boudin, e ancora Parigi, la Bretagna, la Costa Azzurra e l’Italia. Ma il suo vero amore è la residenza di Giverny con il giardino, il ponticello giapponese, le ninfee, i salici piangenti, gli iris e il viale di rose ritratti decine di volte, come testimoniano tante tele in mostra, tra cui «Ninfee» (1916-19) e «Le rose» (1925-26).

di Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 379, ottobre 2017


  • Una veduta dell'allestimento della mostra «Monet» al Vittoriano. Foto di Iskra Coronelli per Arthemisia, 2017
  • Una veduta dell'allestimento della mostra «Monet» al Vittoriano. Foto di Iskra Coronelli per Arthemisia, 2017

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