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Stop alle molestie sessuali nel mondo dell'arte: più di cinquemila firme nella petizione online

Jenny Holzer, Abuse of Power Comes As No Surprise (1982). Photo credit: John Marchael. Courtesy: Jane Dickson. © Jenny Holzer, Artists Rights Society (ARS), New York.

Parigi. Dire basta alle molestie sessuali che si consumano anche nel mondo dell’arte. Centinaia di artiste, galleriste, curatrici e direttrici di musei internazionali hanno firmato una lettera-manifesto di protesta e denuncia pubblicata ieri on line sul sito http://www.not-surprised.org/home/ per mettere fine al silenzio. Tra loro, la fotografa Cindy Sherman, la performance artist e regista Laurie Anderson, le artiste Dominique Gonzalez-Foerster e Jenny Holzer, o ancora Laura Hoptman, curatrice del MoMA. La lettera è intitolata «Not surprised» in riferimento a una delle installazioni di Jenny Holzer, Leone d’Oro alla Biennale del 1990, che ha scelto come forma d’arte le frasi a forte impatto: «Abuse of Power comes as no Surprise» («L’abuso di potere non viene a caso»), del 1982. «È urgente condividere le nostre testimonianze sul sessismo normalizzato, sui trattamenti diseguali, sulle condizioni inappropriate e le molestie sessuali di cui facciamo regolarmente l’esperienza, in modo generalizzato e con intensità», si legge sul testo.

L’iniziativa nasce sulla scia del caso Harvey Weinstein e delle rivelazioni che investono ormai non solo Hollywood. La settimana scorsa un nuovo scandalo ha coinvolto Knight Landesman, condirettore della rivista «Artforum», accusato di molestie sessuali da una ex dipendente, Amanda Schmitt, che ha sporto denuncia a New York e parlato di episodi simili su almeno altre otto donne. «Una dimissione in una rivista d’arte contemporanea di fama internazionale non riassume né la vastità né il carattere insidioso del problema, si legge ancora, quello di un ambiente professionale dove persistono strutture di potere vetuste a danno di un comportamento etico. Non saremo più silenziosi/e». E concludono: «Lanciamo un appello alle istituzioni artistiche, alle istanze culturali di governo e a tutti i colleghi e colleghe di riflettere seriamente al modo in cui hanno giocato o potuto giocare un ruolo che ha contribuito a perennizzare le diseguaglianze tra i sessi e gli abusi e soprattutto al modo in cui pensano di gestire il problema in futuro».
Il testo ha creato una valanga di adesioni, raccogliendo in poche ore 5mila firme (in cui figurano non solo nomi femminili) che hanno «travolto» gli organizzatori, obbligandoli a chiudere la raccolta di firme online: «Siamo stati sorpresi dalla vostra risposta, si legge in un messaggio sulla home page del sito Not surprised, e vi invitiamo a continuare a seguire la conversazione e a monitorarci anche su Instagram, Facebook, e Twitter»

di Luana De Micco , edizione online, 31 ottobre 2017


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