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Parigi, la proposta del consigliere di Macron di far pagare l'ingresso a Notre Dame scatena il dibattito

La cattedrale parigina è frequentata ogni anno da 13 milioni di persone

La cattedrale di Notre Dame de Paris. Foto di Luana De Micco

Parigi. E se l’ingresso alla cattedrale di Notre Dame diventasse a pagamento per i turisti? La questione al momento è allo stadio della semplice proposta, ma il dibattito è aperto. Tutto è nato da un intervento di Stéphane Bern, noto conduttore della tv francese, a cui il presidente Emmanuel Macron ha di recente affidato il compito di stilare un inventario del patrimonio culturale in pericolo in Francia e di presentare delle proposte per finanziare lavori di restauro e conservazione. Macron aveva posto la valorizzazione del patrimonio («fattore di sviluppo economico e di attrattività» secondo le sue parole), al centro del suo programma elettorale. Per finanziare i recuperi aveva sottolineato la necessità di «diversificare le risorse» e per rendere più mediatica l’operazione di censimento l’aveva affidata dunque a una figura molto popolare. Scelta che peraltro ha sollevato polemiche tra storici dell’arte e professionisti della cultura.
In ogni caso, nell’attesa della lista dei siti storici su cui bisognerà intervenire, promessa prima della fine dell’anno, Bern ha già avanzato alcune proposte di finanziamento, ispirandosi a quanto si fa in altri Paesi europei. Come la Gran Bretagna, dove l’ingresso dell’abbazia di Westminster, a Londra, patrimonio mondiale dell’Unesco, costa 24 euro. Perché dunque non fare lo stesso nelle circa 90 cattedrali di Francia? Compresa Notre Dame de Paris, che accoglie ogni anno 13 milioni di visitatori, tra fedeli e turisti, e dove per ora solo l’accesso ai campanili è a pagamento (gestita dal Centre des Monuments Nationaux). «Una città come Parigi non ha più i mezzi per la manutenzione del suo patrimonio religioso», ha detto Bern in un’intervista a «Le Parisien», senza fornire ulteriori dettagli.
Non si trattava dunque di spiegare una misura pronta per essere attuata, ma solo di avanzare un’idea tra le altre, su cui si potrà dibattere, come quella, già lanciata alcune settimane fa di creare un’estrazione del lotto a sostegno dei beni culturali (come se ne organizzano da tempo in Italia e nel Regno Unito, ma che invece in Francia non riescono ad attecchire). Questa volta però è nata una polemica che ricorda quella sorta di recente in Italia dopo l’annuncio del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini di far pagare l’ingresso al Pantheon di Roma.

In Francia, intanto è già arrivata la risposta della Chiesa che, via un comunicato della Conferenza episcopale, ha sottolineato come le cattedrali «sono innanzi tutto luoghi di preghiera e di culto il cui accesso deve restare libero. In questa epoca di tribolazioni, le cattedrali restano luoghi di pace e interiorità. Rendere il loro accesso a pagamento, hanno scritto i vescovi, intaccherebbe la dimensione di gratuità che comporta la professione di fede e l’incontro con Dio». 
Alcuni responsabili politici hanno a loro volta fatto notare che la proposta di Bern si scontra con l’articolo 17 della legge del 1905 sulla laicità che assicura «la libertà di culto». Concetto che comprende anche l’accesso libero ai luoghi di culto.

di Luana De Micco , edizione online, 13 novembre 2017


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