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450,3 MILIONI DI DOLLARI PER IL SALVATOR MUNDI

Alle stelle: il dipinto attribuito a Leonardo da Vinci è da qualche ora l’opera d’arte più cara di tutti i tempi. I precedenti record (in asta e in trattativa privata) abbattuti come birilli. Non si hanno indiscrezioni sull’identità del compratore

New York. È il prezzo più alto mai pagato per un’opera d’arte. Il «Salvator Mundi», quadro attribuito a Leonardo da Vinci, «l’ultimo Leonardo in mani private», come lo reclamizzava Christie’s che l’aveva in vendita, è stato pagato ieri sera al Rockefeller Center di New York (all’una e 51 minuti in Italia) 450,3 milioni di dollari, diritti compresi, nel bel mezzo dell’asta di arte contemporanea in cui troneggiava come una star. Il quadro era stimato 100 milioni di dollari e aveva una «third party guarantee», cioè una garanzia di terzi che a una certa cifra, se il dipinto non avesse ricevuto offerte, l’avrebbero acquistato.
Una lunga battaglia di rilanci, durata diciannove minuti (e godibile online da ogni parte del mondo), orchestrata dal banditore della serata, Jussi Pylkkänen, che a un po’ più di metà gara in sala, rallentando il ritmo delle offerte, dice: «È un momento storico: aspettiamo». Salito a 200 milioni poco dopo l’inizio della gara, ci ha messo poi otto minuti ad arrivare ai 300 milioni e altri sei minuti ad arrivare a 350, grazie a tre concorrenti collegati al telefono. Due minuti dopo aveva toccato i 400 milioni. Un minuto dopo il martelletto di Pylkkänen sanciva l’aggiudicazione: 400 milioni più i diritti a favore dell’anonimo collegato al telefono con Alexander Rotter, copresidente mondiale di Christie’s del dipartimento di arte del dopoguerra e contemporanea. La cifra finale, diritti compresi: 450,3 milioni di dollari. Quasi tre volte il record precedente all’asta per un’opera d’arte: i 179,4 milioni di dollari per «Femmes d’Algier» di Picasso del maggio 2015. Ma anche ben al di sopra delle maggiori trattative private di sempre, come i 250 milioni pagati dal Qatar all’armatore greco George Embiricos per i Giocatori di carte» di Paul Cézanne, o i 300 milioni che Kenneth Griffin aveva pagato nel 2015 a David Geffen per «Interchange» di Willem de Kooning. Giusto per la cronaca, il più alto prezzo per un dipinto antico era fino a ieri l’equivalente di 76,7 milioni di dollari dell’epoca (diritti compresi), somma che qualche classifica rivaluta in 15 anni fino a oltre 100 milioni, pagati dal magnate canadese Lord Thomson of Fleet per la «Strage degli innocenti» di Peter Paul Rubens nel 2002 da Sotheby’s a Londra.
A vendere il dipinto da Christie’s era il finanziere russo Dmitry Rybolovlev, che l’aveva acquistato dal magnate svizzero dei porti franchi Yves Bouvier per 127,5 milioni di dollari in una trattativa privata che doveva poi produrre un’interminabile guerra legale tra i due.
Il risultato indubbiamente premia anche il geniale marketing di Christie’s, che ha attirato l’attenzione del mondo intero inventandosi l’evento di un Leonardo in un’asta contemporanea: sono stati 27mila i visitatori che hanno visto con i propri occhi l’opera nel giro di esposizioni preasta che ha toccato Hong Kong, Londra, San Francisco e New York.
Al momento, non si hanno indiscrezioni sull’identità del compratore.

di Vittorio Bertello, edizione online, 16 novembre 2017


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