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L'archeologia ferita dall'illegalità

Il Mann di Napoli ha ospitato una due giorni sulla lotta al commercio clandestino e alla distruzione dei beni culturali

Napoli. Due giorni di Stati generali sulla lotta al traffico illecito e alla distruzione dei beni culturali sono stati indetti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli il 14 e 15 novembre, con l’eloquente titolo «Archeologia Ferita», a cura di Paolo Giulierini, direttore del Mann, che ribadisce, così, il ruolo del suo museo nel dibattito internazionale, contribuendo «per quanto di sua competenza alla realizzazione di un sistema di salvaguardia del cultural heritage mondiale» e con la collaborazione di Daniela Savy, docente di Diritto europeo dei beni culturali dell’Università di Napoli Federico II e membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio giuridico sulla tutela del patrimonio culturale dell'Università degli Studi Roma Tre.

La prima giornata, dopo numerosi saluti istituzionali e una premessa storica su «mercato e scavi tra ’700 e ’800», a cura di Andrea Milanese, ha previsto un confronto tecnico tra magistrati, giuristi e forze dell’ordine sulla normativa e su sui limiti, affrontando la questione attraverso due tematiche: «normativa e tutela», sessione presieduta da Giovanni Melillo, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, e argomentata dalle relazioni di Tiziana Coccoluto, vice capo di Gabinetto vicario del Mibact, Carlo Longobardo, Università degli Studi di Napoli, Luca Lupària, Università degli Studi Roma Tre e condirettore dell'Osservatorio giuridico sulla tutela del patrimonio culturale, Daniele Amoroso, Università degli Studi di Cagliari (con un intervento sulla Convenzione Unidroit del 1995 sui beni culturali rubati o illecitamente esportati) e la stessa Daniela Savy.
L’altra tematica, affrontata nella sessione pomeridiana presieduta da  Maria Vittoria Marini Clarelli (direttrice del Servizio circolazione della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio), ha avuto come oggetto «La prassi in tema di lotta al traffico illecito e distruzione dei beni culturali» ed è stato discussa da Carmela Capaldi, Università degli Studi di Napoli Federico II, Vincenzo Piscitelli, procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Napoli e il colonnello Alberto Deregibus, vicecomandante del Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale di Roma.
Il 15 novembre, invece, i relatori si sono incontrati sul «ruolo dei musei nella lotta al traffico illecito e alla distruzione dei beni culturali». Con il coordinamento del giornalista e scrittore Fabio Isman, sono intervenuti Andrej Nikolaevic' Nikolaev (Museo dell’Ermitage), Claire Lyons (Getty Museum), Massimo Osanna (Parco Archeologico di Pompei), Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Paestum), Francesca Spatafora (Museo Salinas e Polo Regionale di Palermo per i Parchi e Musei Archeologici). 
Nel confronto sono emerse riflessioni sulla distinzione tra Paesi sorgenti e Paesi mercato, sulla figura del tombarolo che subisce una «professionalizzazione» negli anni Settanta del Novecento (si contano circa 1 milione e 500mila antichità da allora illegittimamente trafugate e acquistate da circa 50 musei del mondo), sul tema dell’oggetto decontestualizzato che diventa muto e che impedisce di recuperare informazioni sulla cultura antica, sul mercato del falso che alimenta anche quello dell’illecito, sullo scavo clandestino come male sociale che va combattuto anche perché esempio di degrado sociale, sul rapporto tra scavi illegali e mafia, sulla dispersione e distruzione dei beni a seguito di guerre, rivoluzioni e azioni terroristiche e, naturalmente, sul ruolo fondamentale che svolge in questo contesto il museo. A conclusione, la testimonianza del Getty Museum, che ha restituito di recente al Mann una scultura di Zeus, proveniente probabilmente dal parco archeologico sommerso di Baia e acquista dal museo americano nel 1992. Si tratta di uno dei 65 oggetti già rientrati in Italia e che testimonia un nuova e recente politica del Getty che sembra prendere le distanze dal mercato illegale che nei decenni passati aveva alimentato.
Il convegno, che ha previsto tavole rotonde per predisporre anche proposte concrete per contrastare il traffico illecito di beni archeologici (che vanta un mercato di 8 miliardi di dollari), si è concluso con il conferimento del Premio Person of the year 2017 dell’osservatorio internazionale archeomafie all’archeologo Giancarlo Garna e con l’annuncio della prossima pubblicazione degli atti.

di Olga Scotto di Vettimo, edizione online, 16 novembre 2017


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