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Mostre

Roma

Ho tanta voglia d’Italia

Finalmente ricostruita ed esposta la collezione Wurts-Tower

Giuseppe De Nittis, Il paravento giapponese, 1878. Acquarello su carta, cm. 22, 5 x 31,5 Bari, Pinacoteca Provinciale

Roma. Doppia sede per la mostra «Voglia d’Italia. Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano» (catalogo arte’m), ultimo sforzo del Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli di valorizzare i propri musei e luoghi di cultura, anche aprendo nuovi spazi come, in questo caso, le Gallerie Sacconi al Vittoriano.

Curata dallo storico dell’arte Emanuele Pellegrini, con un comitato scientifico di alto profilo (Francesca Baldry, Roberto Balzani, Flavio Fergonzi, Annamaria Giusti, Donata Levi e Carl Brandon Strehlke), dal 7 dicembre al 4 marzo la mostra per la prima volta studia, ricostruisce ed espone in modo organico la raccolta d’arte che i coniugi statunitensi George Washington Wurts e Henriette Tower riunirono tra Otto e Novecento, che donarono nel 1933 allo Stato italiano e che finì a Palazzo Venezia dov’è tuttora conservata.

Da questo snodo tanto interessante quanto trascurato la mostra si sposta nelle appena restaurate Gallerie Sacconi del Vittoriano, oggi restituite al pubblico, allargandosi al contesto più ampio del collezionismo tra Otto e Novecento e al fiorire della passione per l’arte da parte di tanti stranieri residenti a Roma, basti pensare al caso di Henriette Hertz dalle cui donazioni nacque la Bibliotheca Hertziana, e non solo.

Doppia sede quindi e biglietto unico: a Palazzo Venezia per vedere il fior fiore della raccolta Wurts-Tower, che coi suoi circa tremila pezzi (dipinti, pastelli su carta, sculture lignee, ceramiche, arazzi, ventagli, stoffe, mobili e argenti) è il nucleo numericamente più consistente delle collezioni del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, in gran parte ancora nei depositi da cui molti pezzi riemergono, studiati e restaurati per l’occasione; al Complesso del Vittoriano per un insieme di opere in prestito da musei e collezioni private italiane ed estere, che raccontano un mondo fatto di aste, mercato nazionale e internazionale, collezionisti, intermediari, perfino di un artigianato per una rilettura «in stile» dell’arte del passato.

Il tutto nel contesto di un Paese giovane, appena riunito, con una capitale nuova, di cui il Vittoriano rappresenta a pieno i trionfi e i difetti. Anche qui i bei pezzi non mancano, a cominciare dal «San Lorenzo» in terracotta di Donatello dalla collezione Peter e Kathleen Silverman di Parigi, e poi il «Ritratto di giovinetto» di Luca Della Robbia dal Museo Filangieri di Napoli e la «Madonna col Bambino» di Pietro Lorenzetti già in collezione Mason Perkins dal Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco ad Assisi.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 381, dicembre 2017


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