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Shimamoto nel Quartiere dell’Arte

Una nuova associazione entra nel progetto di riqualificazione culturale di Giuseppe Morra

«Un'arma per la Pace» di Shozo Shimamoto in piazza Dante a Napoli, 2006. Foto di Fabio Donato © Fondazione Morra

L’Associazione Shozo Shimamoto inaugura la propria attività il 15 dicembre nel settecentesco Palazzo Spinelli di Tarsia, nell’ambito de Il Quartiere dell’Arte, il progetto ideato da Giuseppe Morra, Pasquale Persico, Nicoletta Ricciardelli, Roberto Paci Dalò e Francesco Coppola attraverso cui la Fondazione Morra s’impegna da anni a riqualificare un’intera area a pochi passi dal centro storico di Napoli, il quartiere Avvocata.

Muovendo dall’assunto che la crescita culturale scaturisce da un cambiamento sociale, che l’acquisizione di consapevolezza da parte delle comunità e l’interazione con il territorio determinano dinamiche di sviluppo economico, politico, sociale e culturale, in questo quartiere Giuseppe Morra ha istituito nel 2008 il Museo Hermann Nitsch-Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee e nel 2016 ha inaugurato Casa Morra, archivio di arte contemporanea, «casa delle idee», luogo di conservazione e di ricerca, ideato da Giuseppe Morra all’interno del settecentesco Palazzo Cassano Ayerbo d’Aragona, e spazio espositivo, dove dallo scorso ottobre è allestita la mostra «I Giganti dell’Arte dal Teatro: Julian Beck, Hermann Nitsch, Shozo Shimamoto, Joseph Beuys» (secondo appuntamento del ciclo «Il gioco dell’oca. 100 anni di mostre»).

L’Associazione Shozo Shimamoto ha sede nel Palazzo Spinelli Tarsia, tra le massime espressioni del Rococò napoletano. La dimora fu commissionata da Ferdinando Vincenzo Spinelli, principe di Tarsia, all’architetto Domenico Antonio Vaccaro, che su un precedente immobile intervenne senza mai completare l’opera. L’Associazione si propone come uno spazio permanente di esposizione e approfondimento del lavoro dell’artista giapponese Shozo Shimamoto, scomparso nel 2013, protagonista dello storico gruppo Gutai. Questa scelta costruisce un ponte culturale tra Oriente e Occidente e porta con sé anche le tracce di una storia di amicizia e di fiducia.

Nel 2007 Rosanna Chiessi e Giuseppe Morra, uniti da un’amicizia trentennale, per promuovere la ricerca di Shimamoto non più solo attraverso la pubblicazione di cataloghi, video e documentari coinvolsero l’artista e fondarono l’Associazione Shozo Shimamoto, intraprendendo un’opera di ricognizione critica e storiografica del lavoro dell’artista e di organizzazione e gestione del suo Archivio generale, grazie anche alla collaborazione di Andrea Mardegan, referente di Shimamoto in Giappone.

Nel 2006 la Fondazione Morra aveva ospitato, nell’allora sede di piazza Dante, l’antologica «Shozo Shimamoto. Opere anni Cinquanta-Novanta», inaugurata con una performance nella piazza durante la quale l’artista, sollevato dal braccio di una gru e accompagnato al pianoforte da Charlemagne Palestine, lanciava su una tela una sfera piena di colori. Due anni dopo, sempre la Fondazione Morra promuoveva la mostra «Vento d’Oriente», ideata dall’Associazione Shozo Shimamoto alla Certosa di San Giacomo a Capri. In questa occasione l’artista giapponese realizzò la performance «Bottle crash», che si svolgeva lanciando bottiglie piene di colore sulla tela.

Tra le mostre più importanti si ricordano anche «Oriente e Occidente», a Palazzo Magnani di Reggio Emilia nel 2011, curata da Achille Bonito Oliva (catalogo Allemandi), e «Shozo Shimamoto Samurai Acrobata dello sguardo», nel Museo di Villa Croce di Genova nel 2008, sempre a cura di Achille Bonito Oliva.

Cofondatore con Jiro Yoshihara di Gutai-Movimento d’Arte Concreta nel 1954, primo movimento artistico radicale del Giappone, Shimamoto intendeva l’opera come il risultato di un processo di relazione tra gesto e materia, azione e colore, casualità e presenza del pubblico. Sin dal 1957 dichiarò «che la prima cosa da fare è liberare il colore dal pennello. Se in procinto di creare non si getta via il pennello non c’è speranza di emancipare le tinte», affermando così la necessità di restituire pienamente al colore, svincolato dal pennello, la possibilità di essere manifestazione tangibile della luce; individuando nell’emancipazione della pittura dal pennello anche la direzione per la libertà dell’arte ribadì: «L’opera d’arte è di per sé un’espressione libera. È così che mentre guardo in cielo e comincio a fantasticare mi vengono in mente queste idee in modo spontaneo e naturale. Dipingere un quadro è ugualmente un castello fra le nuvole e non è assolutamente necessario che ci sia un legame con la realtà. L’atto di dipingere è proporre un’espressione libera. Questo è il vero compito dell’artista».

Fondazione Morra

Associazione Shozo Shimamoto

di Olga Scotto di Vettimo, da Il Giornale dell'Arte numero 381, dicembre 2017


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